Nextdoor, social network privato alla conquista dell’Europa

387

I rapporti di vicinato si consolidano grazie ad internet: Nextdoor, social network privato made in USA, lancia la sfida a Facebook e si prepara a conquistare la Germania.

Nell’era dei rapporti interpersonali sempre più virtuali, fatti di chat, video condivisi, messaggi vocali, “like” e “share”, è indubbio che il successo dei social network si faccia sempre più saldo.
Nextdoor, social network privato apparso per la prima volta nel 2010 negli States, è ad oggi uno dei più utilizzati e si candida ad essere un concorrente diretto del leader indiscusso Facebook. Lo scorso anno è avvenuto il lancio ufficiale nei Paesi Bassi e in UK. Oggi, la compagnia apre i battenti in Germania, il più grande mercato europeo per quel che riguarda l’utilizzo della rete.

Si tratta di una app (il cui significato letterale è “porta accanto”), disponibile per dispositivi iOS e Android, che consente ai residenti di un quartiere di restare in contatto in modo semplice e veloce.
Nata – ovviamente – in California, da un’idea di Nirav Tolia, dopo un anno di beta testing in 176 quartieri selezionati degli Stati Uniti, ha aperto ufficialmente a tutti gli utenti. Ma il boom vero e proprio è avvenuto quando i residenti di un quartiere di San Francisco, nel tentativo di organizzare una protesta contro l’installazione di nuovi parchimetri, hanno pensato di utilizzare questo social network privato per raccogliere velocemente consensi tra i diretti interessati.

Un social network privato che avvicina le persone
Immagine tratta da: Nextdoor/Facebook Official Page

E la crescita globale, da allora, sembra inarrestabile. Secondo dati forniti dalla compagnia stessa, la app è utilizzata in oltre 160mila quartieri – tra Stati Uniti, Olanda e Regno Unito – e, di questi, 145mila appartengono al mercato interno degli States.

Dato ulteriore del trend positivo in atto, riguarda i fondi accantonati dalla società, che nel 2015 hanno raggiunto più di 200 milioni di dollari, elemento – questo – che gli ha consentito d’esser valutata per oltre 1 miliardo, nonostante non sia ancora presente a Wall Street. Come lo stesso Tolia ha dichiarato, l’intenzione è quella di iniziare a investire per diffondere il social network privato anche in Asia e America Latina, cercando di monetizzare ulteriormente con l’introduzione degli annunci commerciali, attualmente non presenti.

Un social network privato per costruire vere relazioni.

È logico immaginare che il primo, diretto concorrente di Nextdoor sia proprio Facebook, nonostante tra i due social vi siano differenze, per certi versi, sostanziali. La vera distinzione si può ben riassumere in una frase del CEO Tolia: “Se perdi il tuo cane, il tuo amico online può esprimere solidarietà ma il tuo vicino di casa può trovarlo”.
Lo scopo, quindi, è quello di cercare di avvicinare il più possibile persone che già nella realtà si conoscono fisicamente. Il social si basa sulla fiducia, sulla gratuità e sulla reciprocità, principi che partono dalla rete, ma non restano parole vuote perché creano – invece – un circolo virtuoso che si realizza concretamente.

Per questo, anche la registrazione a Nextdoor è sottoposta a verifiche molto restrittive, per garantire che la persona in questione sia realmente residente in un dato quartiere, a un dato indirizzo. Una volta iscritti, è possibile scambiare messaggi, che vengono visti solo dai conoscenti che si trovano nelle immediate vicinanze. Messaggi che – inoltre – non è possibile condividere in rete. E che possono essere i più disparati: dalle richieste di una babysitter per la serata imminente, agli avvisi riguardo alla presenza di individui sospetti nella zona.

Immagine tratta da: Nextdoor/Facebook Official Page
Immagine tratta da: Nextdoor/Facebook Official Page

È un modo per incoraggiare e semplificare le interazioni quotidiane tra vicini, così che l’intero quartiere ne tragga beneficio. Le persone sono portate a prendervi parte prescindendo dall’età, dalla professione o dal reddito, ma con lo scopo più “nobile” di riuscire a rendere la zona in cui vivono più sociale, sicura, sostenibile, o persino proficua stimolando l’economia locale.

Che un social network privato possa, allora, diventare davvero lo strumento più adatto a creare coesione sociale? Solo il tempo ce lo dirà.

Fonte originale principale: repubblica.it

CONDIVIDI