Giustizia

Nicosia e le intercettazioni choc: “Falcone e Borsellino morti per incidenti sul lavoro”

Per Antonello Nicosia, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa nell’operazione “Passepartout” di Gico e Ros, il latitante e boss della mafia Matteo Messina Denaro era “il primo ministro”. L’ex assistente parlamentare, conduttore in tv della trasmissione “Mezz’ora d’aria”, nelle intercettazioni degli investigatori insultava il giudice Giovanni Falcone: “È stato un incidente sul lavoro”, diceva Nicosia. L’audio choc è stato poi diffuso da diverse testate online e anche noi lo riproponiamo qui sotto. Secondo i pm il radicale sarebbe stato in contatto con diversi boss.

Questo in virtù del suo ruolo di assistente parlamentare e di direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani, onlus che si occupa della difesa dei diritti dei detenuti, e fra questi il boss di Sciacca, Accursio Dimino, e a quanto pare Filippo Guttadauro, cognato del super boss Messina Denaro.

Altra affermazione choc di Nicosia, che dà l’idea di quali fossero le sue idee e i suoi rapporti con la mafia, è questa: “All’aeroporto bisogna cambiare il nome… Non va bene Falcone e Borsellino… Perché dobbiamo arriminare (girare, ndr) sempre la stessa merda… Sono vittime di un incidente sul lavoro, no?”. Questo il contenuto di una conversazione intercettata recentemente dalla Dda di Palermo. “Ma poi quello là (Falcone, ndr) – proseguiva – non era manco magistrato quando è stato ammazzato… aveva già un incarico politico, non esercitava…”.

Secondo i pubblici ministeri Nicosia avrebbe veicolato all’esterno messaggi provenienti da mafiosi detenuti nei penitenziari sparsi nella Penisola. Accessi quest’ultimi che avvenivano grazie al suo ruolo di direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani, onlus che si occupa della difesa dei diritti dei detenuti e di ex consulente giuridico psicopedagogico della deputata (ex Leu appena passata con Italia Viva) Giuseppina Occhionero.

Nicosia, 48 anni, di Sciacca, nel novembre scorso è stato inoltre eletto nel Comitato Nazionale dal XVII Congresso di Radicali Italiani. Dalle indagini della Dda palermitana guidata da Francesco Lo Voi – iniziate cercando il boss latitante Matteo Messina Denaro – Nicosia, sarebbe stato in contatto con il boss mafioso, anche lui saccense, Accursio Dimino, scarcerato nel 2016 e detenuto anche al 41 bis, ritenuto molto vicino al defunto capomafia di Castelvetrano, Francesco Messina Denaro, padre di Matteo.

 

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