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Nomine Ue, 5 Stelle e Lega hanno già perso la loro partita

Lo sbarco di Salvini in Europa non è stato granché, almeno in questa prima fase. Nonostante le tante negoziazioni, ai vertici Ue sono arrivate nomine che hanno escluso (quasi) del tutto esponenti graditi o sponsorizzati dal governo Lega-Cinque Stelle. La possibile presidente della Commissione Ursula von der Leyen è un membro della Unione cristiano-democratica di Angela Merkel, il neopresidente del Consiglio europeo Charles Michel appartiene alla famiglia europea dei liberali, la nuova numero uno della Bce Christine Lagarde è stata spinta da Emmanuel Macron, l’alto rappresentante per la Politica estera Josep Borrell è un vecchio volto della famiglia dei Socialisti &Democratici.

Socialista anche l’unico italiano eletto in un ruolo di peso: l’eurodeputato del Partito democratico David Sassoli , neopresidente del Parlamento europeo, nominato al secondo turno di voti grazie all’appoggio di Partito popolare europeo e dei liberali confluiti nel gruppo Renew Europe. Come spiega Il Sole 24 Ore, i Cinque stelle si sono consolati con la rielezione del loro eurodeputato Fabio Massimo Castaldo fra i 14 vicepresidenti dell’Eurocamera, rendendolo il primo nella storia a ricoprire l’incarico senza essere iscritto a un gruppo politico.
Resta a bocca asciutta la Lega, ostile all’elezione di Sassoli e delusa dal flop della candidatura alla vicepresidenza dell’eurodeputata Mara Bizzotto. La diretta interessata ha parlato di una “sconfitta della democrazia” e di uno “schiaffo a nove milioni di italiani che hanno votato Salvini”.

L’impatto maggiore del governo Lega-Cinque stelle, rappresentato proprio da Conte a Bruxelles, è stato quello di opporsi a un nome che sembrava in pole position per la carica di presidente della Commissione: l’olandese Frans Timmermans. Un candidato che avrebbe “penalizzato l’Italia” ma la sua attuale sostituta si sposa a fatica con le inclinazioni dell’esecutivo italiano: von der Leyen, ministro della Difesa nel governo di Angela Merkel in Germania.Timmermans ha sempre mantenuto buoni rapporti con il nostro paese (e la nostra lingua: parla italiano), segue una linea flessibile sui conti pubblici ed è favorevole, come il suo gruppo, a una riforma del regolamento di Dublino che incentivi la cooperazione dei vari paesi Ue nella gestione dei migranti. Von der Leyen è comunque espressione della Cdu e del governo tedesco, additato più volte dal governo Lega-Cinque stelle come una sorta di nemesi delle linee guida dell’esecutivo italiano su politica economica e gestione dei flussi migratori.

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