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Non è l’Arena, Minoli elogia Mentana: “Sull’Ucraina fa vero servizio pubblico”

Giovanni Minoli torna in tv ma non nelle vesti di conduttore. Uno dei decani dei giornalisti Rai è ospite di Massimo Giletti durante l’ultima puntata di Non è l’Arena. I due discutono naturalmente della guerra in Ucraina. E a un certo punto Minoli spiazza il conduttore quando afferma che il vero servizio pubblico su quanto sta accadendo lo sta facendo il direttore del tg di La7 Enrico Mentana.

Giovanni Minoli a Non è l’Arena

“Non ho visto il tuo nome inserito né nell’elenco dei putiniani, né nell’elenco degli intellettuali che hanno messo l’elmetto. È il tuo spirito libero?”, domanda Giletti al suo ospite. “Io penso con la mia testa”, replica secco Minoli. Il conduttore però gli ricorda i recenti scontri tra intellettuali, come nel caso del Fatto Quotidiano dove Furio Colombo attacca Alessandro Orsini. “La metà delle cose mi sembrano delle caz… perché quello che conta è la guerra. Il bla bla bla intorno a quello che capita raramente è interessante”, risponde Minoli.

“Se dovessi dire una cosa di quello che fa la televisione in questo periodo, c’è un programma che è veramente un programma di grande qualità e che è un vero programma di servizio pubblico. – prosegue nel suo ragionamento Minoli – È il programma di Enrico Mentana perché è semplice, molto didascalico, molto approfondito, molto informato. Ha tre inviati free lance, la Rai ha 1750 giornalisti che forse possono imparare da loro. Enrico stesso è migliorato perché ha una qualità più profonda. Penso che quello sia un modello di trasmissione per questo tipo di cose. Niente isterismi. Niente caccia all’ospite strano, come fate tutti voi”, lancia una frecciata a Giletti.

“Berlusconi in politica estera ci ha sempre preso. – passa poi alla politica italiana Minoli – È riuscito a mettere insieme Putin e Bush. Renzi? È bravo, ha fatto tre governi col 2%. Sul referendum non credo avesse torto. Penso che Putin stia facendo riflessioni profonde, a prescindere dalla bomba atomica. Perché se non lancia la bomba atomica deve vincere sul campo, ed è difficile”, conclude.

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