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Offrivano lavoro alle babysitter e le violentavano: condannati marito e moglie

Offrivano un lavoro, si mostravano gentili e disponibili. Poi, una volta che le vittime accettavano, iniziava un orribile incubo fatto di soprusi e violenze sessali. Con queste terribili accuse il tribunale di Verona ha condannato marito e moglie veneti, Mirko Altimari e Giulia Buccaro, rispettivamente a 11 e 6 anni e otto mesi di reclusione. I due erano stati ribattezzati dalla stampa locale “la coppia diabolica” una volta che erano emersi i primi dettagli di questa terribile storia. 

Stando all’accusa, i due offrivano posti di lavoro come babysitter, adescando delle giovani ragazzi. Tre almeno quelle che, una volta accettato, erano invece state aggredite e costrette a subire violenza sessuale. Le giovani venivano attirate fuori città con un pretesto, violentate e filmate con la minaccia di pubblicare i video su internet se avessero rivelato l’accaduto. Una di loro però ha deciso di denunciare tutto facendo scattare l’inchiesta condotta dalla Squadra mobile della Questura di Verona che poi ha portato alla luce gli altri due casi analoghi.
Per il 31enne Altimari e la moglie 28enne erano scattate così le manette. Ad incastrarli gli stessi video che loro registravano per minacciare le vittime e ritrovati sui loro smartphone. Le violenze erano messe in atto principalmente dall’uomo, ma anche la donna partecipava in maniera attiva. “Sosteneva di amarmi ma che non poteva fare a meno di altre donne. Ero ormai abituata ai suoi tradimenti e così ho ceduto io stessa alle sue richieste sessuali, accompagnandolo ad alcuni incontri. Ero succube di lui” avrebbe spiegato la 28 enne agli inquirenti.Una versione che contrasta parzialmente con quanto rilevato dalla procura di Verona, secondo la quale, invece, la donna in varie occasioni avrebbe mostrato un sadico accanimento nei confronti delle vittime. Per questo l’accusa aveva chiesto 18 anni di reclusione per l’uomo e 12 anni per la donna ma il giudice è stato più clemente.  Nel processo a carico dei due, svolto con rito abbreviato, tutte e tre le giovani vittime si sono costituite parte civile e a loro il giudice ha  riconosciuto un risarcimento di 15 mila euro.

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