Vai al contenuto

Operazione della Polizia, truffe con assegni clonati e documenti falsi: 20 misure cautelari

Una vasta operazione della Polizia di Stato è scattata su disposizione del Gip di Foggia, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. Il provvedimento cautelare riguarda complessivamente 20 persone: per nove è stata disposta la custodia in carcere, altre nove sono state poste agli arresti domiciliari, mentre due dovranno rispettare l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’intervento rappresenta il risultato di una lunga e articolata attività investigativa condotta dalla Sezione operativa per la sicurezza cibernetica di Foggia. L’inchiesta, denominata “FAKE CHECK”, ha ricostruito l’attività di un presunto gruppo organizzato che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbe operato su tutto il territorio nazionale mantenendo le proprie basi operative nelle province di Foggia e Napoli. Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio di denaro, il falso documentale, la ricettazione di titoli di pagamento e altri reati. Il sistema sarebbe stato costruito attraverso la produzione di documenti di identità contraffatti e assegni bancari falsificati, utilizzati per mettere a segno frodi ai danni sia di privati cittadini sia di compagnie assicurative.

Uno dei meccanismi ricostruiti dagli investigatori iniziava con una telefonata alle vittime. Dall’altra parte della linea si presentavano persone che sostenevano di essere operatori di istituti di credito e che avvertivano i clienti di un presunto pericolo per i loro risparmi. Con il pretesto di proteggere il denaro depositato, i falsi addetti invitavano gli interlocutori a emettere assegni e a inviarne una fotografia, insieme ad altra documentazione, attraverso WhatsApp. Le immagini così ottenute avrebbero consentito al gruppo di riprodurre o utilizzare i titoli di pagamento. Gli assegni venivano successivamente versati su conti correnti che, secondo gli inquirenti, erano stati aperti utilizzando identità e documentazione fraudolente. Una volta accreditate le somme, il denaro veniva prelevato attraverso gli Atm oppure direttamente agli sportelli bancari, rendendo più complessa la ricostruzione dei passaggi e il recupero delle somme sottratte.

L’attività non si sarebbe limitata alle frodi contro i correntisti. Una parte dell’organizzazione avrebbe infatti preso di mira anche alcune compagnie assicurative, sfruttando informazioni che non erano normalmente accessibili all’esterno. Tra i destinatari delle misure cautelari figurano un praticante avvocato e un dipendente di una delle società assicurative coinvolte nelle truffe. Quest’ultimo, secondo l’accusa, avrebbe fornito dati acquisiti attraverso la banca dati aziendale, agevolando in questo modo le operazioni del gruppo. È nel corso delle perquisizioni che gli investigatori hanno individuato alcuni degli elementi ritenuti più rilevanti. Nelle disponibilità degli indagati sono stati sequestrati telefoni cellulari, Pc, hard disk, carte di pagamento, denaro, documenti di identità falsi e altra documentazione che sarebbe direttamente collegata alle frodi ricostruite durante l’inchiesta.

Particolare attenzione è stata riservata a un supporto informatico sul quale sarebbero stati trovati programmi di grafica utilizzati per creare documenti di identità contraffatti e falsificare titoli di pagamento. Nello stesso dispositivo, secondo quanto riferito dalla polizia, erano conservate anche le matrici alterate degli assegni clonati. Si trattava di titoli realmente emessi dai “truffati”, successivamente individuati dagli investigatori perché negoziati dalle persone ritenute appartenenti al gruppo criminale. La portata economica delle attività contestate emerge soprattutto dagli approfondimenti compiuti nel corso delle indagini. Il presunto sodalizio avrebbe pianificato truffe per un valore complessivo superiore a 750 mila euro. L’intervento degli investigatori avrebbe però impedito la monetizzazione di oltre 400 mila euro, somme che, grazie anche alla collaborazione degli istituti di credito e delle compagnie assicurative interessate, sono state recuperate e restituite alle vittime.

Accanto alle 20 persone raggiunte dalle misure cautelari, l’indagine ha coinvolto altri 29 soggetti. Questi ultimi sono stati deferiti all’autorità giudiziaria con l’accusa di avere agevolato, con ruoli differenti, le attività dell’organizzazione. La ricostruzione degli investigatori descrive quindi una rete più ampia rispetto al nucleo principale colpito dai provvedimenti emessi dal Gip. Per portare a termine l’operazione sono stati impiegati oltre 80 agenti. Alle attività hanno partecipato il Servizio polizia postale di Roma, i Centri operativi per la sicurezza cibernetica di Bari, Napoli, Reggio Calabria, Ancona e Pescara, la Sezione operativa per la sicurezza cibernetica di Foggia e i Reparti prevenzione crimine di San Severo, Bari e Napoli.

La Polizia postale ha sottolineato come l’indagine confermi la necessità di denunciare rapidamente ogni tentativo di truffa, soprattutto quando sconosciuti chiedono l’emissione di assegni, l’invio di fotografie di titoli di pagamento o la trasmissione di documenti personali attraverso applicazioni di messaggistica. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Tutte le persone coinvolte devono pertanto essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure