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Francesco: “Il Vaticano è l’ultima monarchia assoluta: è arrivato il tempo di cambiare”

Papa Francesco in lunghissima intervista rilasciata a Valentina Alazraki per la tv messicana Televisa tocca tutti i temi caldi del suo pontificato. Papa Bergoglio dialoga per oltre un’ora rispondendo ai quesiti che non avevano trovato spazio né tempo durante i colloqui con la stampa. Una domanda dell’intervista riguarda il caso McCarrick, l’ex arcivescovo di Washington colpevole di abusi su giovani e minori, spretato da Francesco nel febbraio scorso. Al Papa viene ricordato l’infuocato “comunicato” di monsignor Carlo Maria Viganò in cui si chiedevano le dimissioni del Pontefice.

Il Papa sapeva di McCarrick, sì o no? Francesco spazza via ogni dubbio: “L’ho detto più volte che non lo sapevo, non ne avevo idea. E quando costui dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto… E non ricordo se me ne ha parlato. Che sia vero o no. Non ne ho idea! Ma sai che non sapevo nulla di McCarrick, altrimenti non avrei taciuto, no?”. Dinanzi alle pesanti accuse del prelato il Pontefice però ha scelto di opporre proprio il silenzio. Perché?

“Quelli che hanno fatto il diritto romano dicono che il silenzio è un modo di parlare… Ho pensato che confidavo nell’onestà dei giornalisti e vi ho detto: ‘Guardate, qui avete tutto, studiate e traete voi le conclusioni’. E questo avete fatto, perché il lavoro l’avete fatto voi, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando lo ha condannato”. Il riferimento è alla sentenza del novembre 2018 di un Tribunale civile di Milano che condannava il prelato ad un risarcimento milionario al fratello sacerdote Lorenzo.

“Ho taciuto, perché avrei dovuto gettare fango”, spiega il Papa. “Che siano i giornalisti a scoprirlo. E voi l’avete scoperto, avete trovato tutto quel mondo. È stato un silenzio basato sulla fiducia in voi”. E la lettera di Viganò “era un accanimento, come voi stessi vi siete resi conti dai risultati. Alcuni di voi hanno persino scritto che era pagato, non so, non mi risulta però”.

Non manca nell’intervista un tributo ai suoi predecessori per il lavoro svolto sulla drammatica vicenda di Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo rivelatosi tossicodipendente e abusatore seriale. “In questo Ratzinger è stato coraggioso”, afferma; su Giovanni Paolo II dice invece: “Bisogna capire certi atteggiamenti perché veniva da un mondo chiuso, dalla cortina di ferro, dove ancora vigeva tutto il comunismo. E c’era una mentalità difensiva. Dobbiamo comprendere bene, nessuno può dubitare della santità di questo uomo e della sua buona volontà”.

“È stato un grande, è stato un grande”. Peraltro, “anche Giovanni Paolo II a volte è stato ingannato, è certo. Lo è stato nel caso dell’Austria, per esempio, del primate di Vienna, quel monaco benedettino che sembrava in un modo e poi si è scoperchiata la pentola…”.

Il tema delle orribili condizioni in cui versano molti migranti nei lager libici testimoniati da diversi filmati. Il Papa esprime tristezza per i “porti chiusi” alle navi che trasportano profughi e dolore per il Mediterraneo divenuto un “cimitero”. Chiede poi di fare attenzione ai rimpatri senza sicurezza: “Anche per rimpatriare occorre un dialogo con il Paese di origine e non semplicemente alzare un muro o chiudere le porte di casa”.

E proprio sui muri ribadisce la sua condanna: “Non so che cosa succede quando entra questa nuova cultura di difendere territori facendo muri. Già ne abbiamo conosciuto uno, quello di Berlino, che ci ha portato tanti mal di testa e tanta sofferenza. Ma sembra che quello che fa l’uomo è quello che non fanno gli animali. L’uomo è l’unico animale che cade due volte nella stessa buca. Rifacciamo le stesse cose”.

 

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