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Papa Francesco sfida ancora i sovranisti: “I morti in mare sono vittime dell’ingiustizia”

Papa Francesco sfida ancora una volta i sovranisti, dopo le tante polemiche che nei mesi scorsi lo avevano visto opposto a Matteo Salvini. Lo fa lanciando parole precise, inequivocabili: “È l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”. Un discorso pronunciato mentre il pontefice stringeva in mano il salvagente di un migrante morto a luglio nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.

“Un’altra morte causata dall’ingiustizia” ha commentato Bergoglio durante l’incontro con i rifugiati arrivati da Lesbo nelle scorse settimane attraverso i corridoi umanitari, ospitati dalla Santa Sede e dalla comunità di Sant’Egidio. Il senza esitazione si è scagliato contro le colpe di chi, indifferente, si gira dall’altra parte. “Bisogna mettere da parte gli interessi economici perché al centro ci sia la persona, ogni persona, la cui vita e dignità sono preziose agli occhi di Dio. Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto nel momento del giudizio”.
“Questo è il secondo salvagente che ricevo in dono – ha raccontato Francesco ricordando l’impegno della Chiesa – il primo mi è stato regalato qualche anno fa da un gruppo di soccorritori. Apparteneva a una fanciulla che è annegata nel Mediterraneo. L’ho donato poi ai due sottosegretari della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ho detto loro: ‘Ecco la vostra missione!’ Non è bloccando le navi che si risolve il problema, bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni”.Commovente il momento in cui il papa ha abbracciato i 33 profughi, in maggioranza afghani. Un gruppo composto anche da donne vittime di violenza, una delle quali ha lasciato la figlia nel Togo e ha espresso il desiderio di potersi ricongiungere presto con lei. Una giovane afghana, appassionata di pittura, ha donato al Papa un ritratto dello stesso Bergoglio ricavato da una fotografia che l’elemosiniere Konrad Krajewski aveva lasciato in occasione di una precedente visita nel campo profughi di Lesbo.

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