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Un passaporto vaccinale per salvare il turismo: come funziona e quali sono i dubbi

Salvare il turismo è uno degli obiettivi più urgenti. Turismo, soprattutto in Italia e in Europa, vuol dire milioni di posti di lavoro, vuol dire un indotto da centinaia di miliardi di Euro, vuol dire salvare gli Stati stessi. E così tra i banchi dell’Ue ora è iniziata a girare l’ipotesi di un “passaporto digitale vaccinale” che funzionerebbe da passepartout tecnologico che consentirebbe alle persone vaccinate di non dover sottostare ai divieti imposti dal Covid e godersi le proprie vacanze. L’ipotesi è caldeggiata da Grecia, Malta e Portogallo, ma anche Danimarca, Estonia, Islanda e Spagna sembrano concordare sul fatto che sia una buona idea. Le istituzioni europee, quindi, sembrano accettare di buon grado la prospettiva.

Come spiega Open, “per Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, si tratta di un’opzione percorribile, ma a patto di procedere con un protocollo comune e strutturato. Nel vertice del 21 gennaio, ha ribadito come non si possa ignorare il fatto che la condivisione informatica dei dati sanitari a livello internazionale costituisca un nodo importante, nonché uno spartiacque potenzialmente ingombrante tra il pre e il post pandemia. Anche il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha chiesto nella sua lettera alla Commissione che venga discussa il prima possibile una policy comune”.

Lo scenario che ci si prospetta davanti potrebbe sembrare futuristico, ma è tutto fuorché remoto: “I passeggeri agli aeroporti – spiega Open – avvicinerebbero il telefono a uno scanner e sul monitor comparirebbe un codice che ne certifica l’avvenuta vaccinazione. Ma c’è un problema legato alla privacy. Nel caso della condivisione internazionale dei dati, chi è che si occuperebbe di raccoglierli e tutelarli? Nonostante le rassicurazioni di chi lavora alle piattaforme, per ora non è chiaro. C’è bisogno che l’Ue consideri attentamente le condizioni di raccolta, archiviazione e utilizzo dei dati da parte dei fornitori dei servizi”.

Inoltre, se non si garantisce in tutti i Paesi colpiti dalla pandemia un equo accesso ai vaccini e ai test, l’utilizzo di passaporti sanitari digitali potrebbe marcare ulteriormente le disparità già esistenti nella società. E “altre domande si fanno largo sulla via del passaporto sanitario – tanto più se lo si renderà obbligatorio. Visto che non è chiara la durata dell’immunizzazione, perché non fornire lo stesso lasciapassare anche a chi ha già contratto la malattia? E in più: chi non può vaccinarsi, che garanzie avrebbe per la libertà di movimento?”. Si attendono risposte e soluzioni.

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