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Pensioni, maxi taglio alle rivalutazioni: chi perde di più

La manovra 2027 riduce la rivalutazione delle pensioni medio-alte: dal 1° gennaio 2027 l’adeguamento all’inflazione sarà pieno solo per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, circa 2.500 euro lordi al mese, mentre per quelli più alti scatta un meccanismo per fasce, che riconosce una quota dell’indice Istat dall’85% fino al 32%. Gli importi attuali non diminuiscono, ma aumentano meno. I risparmi servirebbero anche a coprire il fondo da 850 milioni l’anno per la nuova flessibilità in uscita, la cosiddetta «Quota 100». Altre notizie nella sezione pensioni.

Cosa cambia

Oggi la rivalutazione è calcolata per scaglioni: 100% dell’inflazione fino a quattro volte il minimo Inps, 90% tra quattro e cinque volte il minimo, 75% oltre. Per il 2027 la manovra bollinata dalla Ragioneria prevede la rivalutazione piena solo per i trattamenti pari o inferiori a quattro volte il minimo, 2.447,4 euro lordi al mese, secondo il testo, o 2.518,37 euro con il minimo 2027 di 629,59 euro, a seconda dei calcoli. Oltre questa soglia l’indice si applica sull’intero importo per fasce complessive, dall’85% al 32%, con un’inflazione stimata intorno al 2,9-3%. Per le pensioni più alte, scrive il Sole 24 Ore, il taglio alla rivalutazione è del 68%.

Chi perde di più

La perdita cresce con l’importo. Per un assegno lordo tra 2.500 e 3.000 euro al mese, secondo le stime delle fonti, il minor aumento equivale a circa 100 euro l’anno; per gli assegni da 6.000 euro lordi in su si può superare i 1.000 euro l’anno. Poiché la quota di rivalutazione non riconosciuta non viene più reintegrata nell’assegno negli anni successivi, la perdita è permanente. Gli importi effettivi dipenderanno dal tasso ufficiale di rivalutazione per il 2027 e dal testo definitivo.

Quanto si risparmia

Secondo le stime dell’Esecutivo, il risparmio è di circa 4 miliardi di euro, a cui, per l’effetto di trascinamento, si aggiungerebbe un risparmio cumulato stimato in oltre 54 miliardi in dieci anni, se il taglio si ripetesse quasi ogni anno.

La nuova «Quota 100»

La stretta sulle rivalutazioni serve anche a coprire il fondo «per il supporto in uscita dal mercato del lavoro», pari a 850 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029, cioè 2,55 miliardi, che la Lega chiede di destinare alla nuova «quota 100»: l’ipotesi è l’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi, requisiti non ancora approvati e che dovranno essere definiti in Parlamento. La manovra conferma inoltre la proroga dell’Ape sociale fino al 31 dicembre 2027.

Cosa non è ancora noto

Non sono noti il testo definitivo della manovra, il tasso ufficiale di rivalutazione per il 2027 né le eventuali modifiche in Parlamento, dove il Pd e le opposizioni criticano la stretta. Le informazioni potranno essere aggiornate.

Fonte: Il Sole 24 Ore, disegno di legge di bilancio 2027, Sky TG24, QuiFinanza, Leggo.it, Il Mattino, PensioniOggi

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