Economia

Perché la Tari sfavorisce le famiglie più povere: lo studio di Bankitalia

La Tari, ovvero la tassa dei rifiuti introdotta il 27 dicembre 2013 con l’obiettivo di finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore, attualmente sfavorisce le famiglie con redditi più bassi e non incentiva un utilizzo più responsabile delle risorse ambientali. L’allarme è stato lanciato dalla Banca d’Italia che, sulla base di uno studio condotto proprio da via Nazionale che ha anche sottolineato che proprio a causa di queste condizioni, sarebbero appunto da rivedere tutti i parametri per il pagamento della tassa sui rifiuti.


Secondo Bankitalia, la modifica alla Tari dovrebbe partire dal calcolo della tariffa, che invece di tenere in considerazione la dimensione dell’abitazione (a prescindere dal suo valore) e del nucleo familiare, dovrebbe valutare la produzione dei rifiuti. Una modalità che sempre secondo la Banca centrale italiana, porterebbe a migliorare la questione cardine della gestione più efficiente dei rifiuti, tema problematico per l’Italia. Tra gli esempi lampanti del disservizio di gestione della spazzatura (così lautamente pagato dai cittadini), c’è proprio la Capitale d’Italia, dove purtroppo lo smaltimento dei rifiuti funziona molto male.

Come si legge nel report, la tassa “agisce di fatto come un’imposta patrimoniale, con effetti redistributivi però peculiari poiché dipende solo dalla dimensione e non dal valore dell’immobile; il prelievo non discrimina adeguatamente fra famiglie in base alla produzione di rifiuti mentre una riconfigurazione in chiave tariffaria porterebbe vantaggi non solo in termini di efficienza dell’assetto di finanza locale e di un utilizzo più consapevole delle risorse ambientali”.

In fine bisogna ricordare che la Tari, quando venne istituita ormai vent’anni fa, avrebbe dovuto trasformarsi in una tariffa calcolata sulla base sulla percentuale dei rifiuti prodotti, salvo poi confermarsi come prelievo tributario inefficiente. Proprio per questo Banca d’Italia suggerisce una modifica dei parametri con cui viene calcolata la tassazione.

 

 

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