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Piantedosi, la linea della sicurezza dà i suoi frutti: oltre 2 milioni di controlli

La strategia adottata dal ministero dell’Interno sul fronte della sicurezza urbana comincia a mostrare numeri significativi. Più controlli nelle aree considerate maggiormente esposte, presidi rafforzati, identificazioni e provvedimenti di allontanamento: il modello delle cosiddette “zone rosse”, progressivamente esteso in numerose città italiane, rappresenta ormai uno degli strumenti centrali della linea portata avanti dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Gli ultimi dati disponibili restituiscono infatti la dimensione dell’attività svolta sul territorio. Dal 2024 al 30 giugno 2026, nelle zone rosse attivate in Italia sono state controllate complessivamente 2.336.902 persone. Una mole di verifiche che testimonia quanto il sistema sia stato utilizzato soprattutto nei punti considerati più delicati delle grandi città, dalle stazioni ferroviarie alle aree monumentali e turistiche.

Oltre un milione di stranieri identificati

Un elemento particolarmente significativo riguarda la composizione delle persone sottoposte a controllo. Su oltre 2,3 milioni di identificazioni, 1.029.670 hanno riguardato cittadini stranieri, pari al 44,1% del totale.

I dati consentono inoltre di misurare gli effetti concreti dell’attività di prevenzione. Nello stesso periodo sono stati infatti allontanati 12.876 soggetti dalle aree sottoposte a particolare sorveglianza. Di questi, 9.429 erano cittadini stranieri, corrispondenti al 73,2% del totale degli allontanamenti.

Numeri che confermano come l’intervento non sia limitato alla presenza visibile delle forze dell’ordine, ma preveda anche strumenti operativi destinati a impedire la permanenza nelle zone considerate maggiormente sensibili di persone ritenute potenzialmente pericolose o già coinvolte in comportamenti illeciti.

Le zone rosse diventano uno degli strumenti del Viminale

La scelta del Viminale è stata quella di intervenire in maniera mirata, concentrando uomini e controlli nei luoghi dove si registrano fenomeni di criminalità, degrado urbano, violenza o particolare pressione sui cittadini e sui turisti.

Il modello è stato applicato, con modalità differenti, in diverse città italiane. Milano, Bologna e Napoli sono alcuni degli esempi più conosciuti, ma la misura è stata progressivamente estesa ad altri territori.

Adesso anche Roma rafforza il dispositivo. L’area del Colosseo e dei Fori Imperiali entra infatti tra quelle sottoposte a controlli intensificati. La decisione della Prefettura arriva in seguito alla segnalazione di una recrudescenza di episodi riconducibili soprattutto a gruppi di giovani e al fenomeno delle cosiddette “maranze”, insieme alla necessità di tutelare un’area frequentata ogni giorno da decine di migliaia di persone.

Colosseo sorvegliato speciale fino a Natale

L’ordinanza prevede controlli rafforzati fino a dicembre nell’area dei Fori Imperiali e del Colosseo, uno dei luoghi simbolo della Capitale e una delle principali destinazioni turistiche del Paese.

Polizia di Stato, Carabinieri e altri operatori saranno maggiormente presenti per contrastare furti, scippi, rapine e comportamenti violenti. La misura assume una rilevanza particolare anche alla luce dell’enorme flusso turistico che attraversa quotidianamente la zona.

La nuova fermata della metropolitana Colosseo-Fori Imperiali ha inoltre aumentato ulteriormente la facilità di accesso all’area, collegandola direttamente con quartieri periferici della città e rendendo ancora più importante un sistema di prevenzione capillare.

Sicurezza, la strategia di Piantedosi punta sulla prevenzione

La linea seguita dal ministro Piantedosi appare quindi fondata soprattutto sulla prevenzione: aumentare la presenza dello Stato nei luoghi dove il rischio è maggiore, identificare rapidamente i soggetti potenzialmente pericolosi e intervenire prima che determinate situazioni possano degenerare.

Anche la distribuzione dei reati collegati ai provvedimenti di allontanamento permette di comprendere meglio il fenomeno. Il 39% dei casi riguarda reati contro il patrimonio, il 33% stupefacenti e il 28% reati contro la persona.

Il dato di oltre 2,3 milioni di persone controllate mostra dunque la portata assunta dal dispositivo. Naturalmente la sicurezza urbana non può essere misurata soltanto attraverso il numero delle identificazioni, ma la quantità dei controlli e degli allontanamenti rappresenta un indicatore concreto dell’intensificazione delle attività voluta dal Viminale.

Con l’estensione del modello anche a una delle aree più frequentate della Capitale, il governo conferma quindi la propria impostazione: più presidio del territorio, maggiore capacità preventiva e attenzione particolare alle zone dove cittadini e turisti risultano maggiormente esposti a furti, violenze e fenomeni di degrado.

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