
A ottant’anni dal referendum del 2 giugno, Matteo Piantedosi legge la nascita della Repubblica come uno snodo ancora decisivo per comprendere il presente italiano. Il ministro dell’Interno colloca quella scelta non solo dentro la memoria storica del Paese, ma anche dentro una traiettoria politica e istituzionale che, a suo giudizio, continua a definire l’identità nazionale. Per Piantedosi, il passaggio dalla monarchia alla Repubblica resta il momento in cui l’Italia riuscì a lasciarsi alle spalle una stagione segnata da fratture profonde, guerra e dittatura, avviando una ricostruzione civile e democratica fondata sulla Costituzione.
Interpellato sul significato attuale di quella ricorrenza, il ministro sottolinea il valore di una svolta che, nella sua lettura, ha permesso al Paese di ricostruire se stesso su basi nuove: “È la celebrazione di un passaggio fondamentale della nostra storia nazionale, un riscatto civile che si è poi completato con l’approvazione di una Costituzione all’avanguardia. Si poté in questo modo dare piena cittadinanza alle donne, ricostruire il Paese e realizzare un sistema politico e istituzionale incentrato sulla protezione e lo sviluppo di principi e valori fondamentali per una democrazia compiuta ed avanzata. La scelta della forma repubblicana da parte degli italiani fu uno spartiacque epocale, dopo errori e orrori del fascismo, crudele occupazione nazista, devastazioni della guerra, lacerazioni politiche. Anche grazie a uomini di eccezionale valore come Einaudi e De Gasperi, in quella fase ci incamminammo verso una prospettiva euroatlantica, democratica e liberale, evitando di sbandare verso il blocco sovietico e costruendo un Paese G7 rispettato nel mondo”.
Il ragionamento di Piantedosi si sposta poi sull’Italia di oggi e sul clima politico maturato dall’inizio della legislatura. Alla domanda su un eventuale aumento delle divisioni interne, il ministro rovescia l’impostazione e rivendica una fase che considera più solida di quanto venga spesso rappresentata nel dibattito pubblico. La sua risposta è netta: “Lo vedo più unito e lo vedo migliore. Lo sostengo anche rispetto ad alcune analisi miopi e strumentali che si registrarono agli albori di questa legislatura, laddove si ipotizzarono catastrofi istituzionali, economiche, diplomatiche: tutte stupidaggini. Abbiamo avuto un Governo autenticamente politico affidato con mandato chiaro a una leader di destra e la nostra Repubblica, nonostante i profeti di sventura, va avanti inanellando risultati significativi: bassi spread, boom di posti di lavoro, crollo dell’immigrazione irregolare, contrasto all’evasione, autorevolezza internazionale, stabilità politica, lotta alla criminalità”.

Nel quadro internazionale segnato da conflitti e instabilità, il titolare del Viminale individua nella libertà il principio attorno al quale gli italiani dovrebbero continuare a riconoscersi. Ma quella libertà, nella sua visione, non è separabile da una nozione ampia di sicurezza, che comprende il piano interno, quello esterno, l’economia e l’energia. Per questo afferma: “Dobbiamo anteporre a tutto la difesa della nostra libertà, un valore cardine che presuppone una condizione di sicurezza integrale ovverosia declinata sui vari piani della sicurezza nazionale, sia interna sia verso l’esterno, oltre che della sicurezza economica e della sicurezza energetica”.
Il nodo più delicato arriva quando il discorso tocca lo stato della democrazia e gli allarmi sollevati negli ultimi mesi su rapporti tra politica e magistratura, ricorso ai decreti d’urgenza e tutela delle libertà civili. Piantedosi respinge l’idea di una Repubblica indebolita e riconduce queste tensioni alla normale dialettica istituzionale e politica. “Quelle che menziona sono tematiche su cui si esercita una certa dialettica quotidiana della politica, spesso più per rincorrere polemiche strumentali. I rapporti tra politica e magistratura in Italia sono ricorrentemente dialettici proprio perché si tratta di due poteri rispettivamente autonomi, che tali devono restare. Non ho notizie di libertà civili o diritti messi in discussione. Quanto alla decretazione d’urgenza, mi pare sia una casistica in linea con le precedenti legislature, sempre esercitata coerentemente con i presupposti stabiliti proprio dalla nostra Carta costituzionale. Il Paese è unito, forte e solido. Siamo meglio di come, talvolta, ci raccontiamo nel dibattito pubblico per inseguire forme di provincialismo autolesionistico. Peraltro siamo in condizioni migliori di molti partner occidentali”.
La seconda parte del confronto entra nel terreno più concreto delle competenze del ministero dell’Interno. Sul rapporto tra ordine pubblico e libertà di protesta, Piantedosi difende l’operato delle Forze dell’ordine e sostiene che lo Stato abbia raggiunto un punto di equilibrio nella gestione delle manifestazioni. “È sotto gli occhi di tutti quanto i rappresentanti delle Forze dell’ordine garantiscano il diritto di manifestare con equilibrio e professionalità. Le potrei citare una miriade di dati oggettivi che lo testimoniano. E questo nonostante il fatto che, in alcune occasioni purtroppo, ci siano frange di antagonisti che cercano in ogni modo di creare disordini, cavalcando strumentalmente temi divisivi. Stigmatizzare e isolarli è interesse di tutti”.
Il ministro affronta anche il tema della legge elettorale, su cui le opposizioni denunciano il rischio di un Parlamento svuotato e di una riforma incostituzionale. Anche in questo caso, Piantedosi ridimensiona le critiche e le inserisce in una dinamica politica ricorrente, sostenendo la necessità di un assetto capace di garantire stabilità e governabilità. “Da sempre le riforme elettorali vengono approvate preferibilmente alla fine della legislatura e, da sempre, scontano questo tipo di polemiche, che fanno parte del gioco. Di certo avere un sistema che garantisce stabilità, certezza di un Governo e rispetto della volontà elettorale converrebbe a tutti. Sono convinto che dal Parlamento sarà approvato un testo equilibrato, funzionale e rispettoso dei principi costituzionali. Credo sia meglio per tutti evitare di rivivere una stagione paludosa, con governi in balia degli eventi per mancanza di alternative”.
La questione migratoria diventa quindi il passaggio politico più rilevante dell’intervista. Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del nuovo Patto Ue sulla migrazione, il Governo punta a presentare i centri in Albania come un tassello centrale della propria strategia. Alla domanda se siano davvero un successo, considerando che i risultati restano ancora da dimostrare, Piantedosi rivendica la scelta e ne sottolinea sia la funzione già operativa sia quella futura: “I centri in Albania hanno rappresentato una soluzione innovativa, presa a modello dall’Europa. Già adesso svolgono una funzione utile per rimpatriare immigrati irregolari pericolosi, soggetti che si sono macchiati di gravi crimini. Ancor più utili saranno quando potranno essere utilizzati anche come centri per le procedure accelerate alla frontiera, la finalità originaria per cui sono stati realizzati anche in linea con le nuove regole europee, di prossima entrata in vigore, introdotte proprio per evitare l’uso strumentale del nobile istituto dell’asilo politico”. È in questo contesto che il ministro collega la politica nazionale al quadro europeo e alla valorizzazione del “il modello Albania”, presentato dall’esecutivo come una possibile risposta alle nuove regole comuni sui flussi migratori.
Nel campo del centrodestra, Piantedosi viene sollecitato anche sul ruolo del generale Roberto Vannacci, figura considerata da alcuni una risorsa e da altri un possibile fattore di instabilità. Il ministro non chiude la porta al dialogo, ma delimita il perimetro politico della maggioranza: “La maggioranza di Governo si muove nel solco del conservatorismo liberale. Abbiamo una posizione rigorosa e pragmatica sui temi della sicurezza e del contrasto all’immigrazione irregolare. Mi sembra siano argomenti particolarmente cari anche a Vannacci. Se si collocherà in questo nostro orizzonte si potrà dialogare, altrimenti ci sarà una sana competizione elettorale tra proposte politiche diverse. Comunque vada, il centrodestra rimarrà stabile e competitivo nella sua oramai consolidata capacità di offrire una sperimentata proposta di Governo del Paese”.
La chiusura è personale, ma resta dentro il registro istituzionale che attraversa l’intera intervista. Alla domanda su cosa farà nella prossima legislatura, Piantedosi risponde senza aprire scenari politici ulteriori e riconduce il proprio futuro alla funzione amministrativa da cui proviene: “Il prefetto, al servizio delle Istituzioni”.