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Pirlo sa allenare, si o no? Non cominciamo con le polemiche sulla Russia

pirlo inadeguato guidare nazionale

Andrea Pirlo è tecnicamente inadeguato per allenare la Nazionale, sì o no? Questo è il punto. Il resto sono polemiche inutili e forse funzionali ad una decisione che riguarda il primo tema ma per il quale il nuovo capo della Figc Malagò teme una entrata a gamba tesa.

Ma andiamo con ordine. Dopo il no di Pep Guardiola, per settimane sono circolate voci su un possibile ritorno di Roberto Mancini, indicato come favorito ma senza una trattativa reale. La Federazione è poi conversa su Andrea Pirlo, scelta che porta la firma di Paolo Maldini, direttore tecnico, con il sostegno di Leonardo: entrambi hanno indicato il nome al presidente Giovanni Malagò. Per Pirlo, oggi al United FC di Dubai con contratto fino al 2027, sarebbe pronto un quadriennale da 1,5 milioni a stagione, cifra lontana da quella ipotizzata per Guardiola.

Sulla nomina si è però abbattuta una bufera estranea al campo: Pirlo è global ambassador di Fonbet, principale bookmaker russo, ruolo legato alla presidenza dello United FC, guidato da Sergey Lomakin, socio della stessa società di scommesse. Pirlo ha preso parte a Mosca al Football Day organizzato dal marchio, gesto rivendicato dall’azienda come prova che le sanzioni non isolano lo sport russo. Ne sono seguite critiche internazionali. La legge italiana vieta la pubblicità di scommesse: il rapporto dovrebbe comunque sciogliersi con la nomina a ct.

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Qui va detta una cosa con chiarezza: lo sport, come l’arte, non dovrebbe essere sottoposto a un test di conformità geopolitica. Un allenatore non risponde delle sanzioni internazionali più di quanto un pittore risponda dei governi che comprano i suoi quadri. Lo abbiamo sostenuto a proposito della Biennale di Venezia, condividendo l’ultimo intervento di Pietrangelo Buttafuoco sulla doppiezza di un’Unione europea che taglia i fondi alla kermesse mentre continua a importare gas e petrolio russi in quantità tutt’altro che marginali. Chi giudica un tecnico per uno sponsor commerciale, e tollera flussi energetici assai più sostanziosi verso Mosca, applica un metro selettivo.

Una precisazione, però, senza ipocrisie: la pubblicità di massa delle scommesse sportive non ci piace, ed è un giudizio che vale identico per la lunga fila di ex calciatori italiani diventati testimonial di bookmaker, non solo per chi lo fa per un marchio russo. Il problema è il fenomeno, non la bandiera dello sponsor.

Questo non significa che Pirlo sia la scelta giusta. Lo considero inadeguato, ma per ragioni tecniche: 47 anni, un solo vero incarico rilevante — la Juventus, con una Supercoppa e una Coppa Italia — seguito da esperienze minori a Karagümrük, Sampdoria e negli Emirati. Un curriculum sottile per ricostruire una Nazionale reduce da tre Mondiali mancati di fila. Il vero nodo è un altro: il nome nasce dall’intesa personale con Maldini e Leonardo, che appaiono i veri sponsor della candidatura più che i garanti di una scelta meritocratica. È un problema di metodo interno alla Figc, non di geopolitica.

Il resto — Fonbet, Lomakin, la Russia — riguarda la coscienza di Pirlo come professionista, non la sua idoneità a guidare gli Azzurri. Confonderli aiuta solo chi non ha argomenti tecnici da opporre.

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