People

La commessa è di colore: cliente si rifiuta di essere servito. Brutto episodio di razzismo

Brutto episodio di razzismo in un negozio Unicoop di Pistoia. “Un cliente, davanti al banco gastronomia e in presenza di altri clienti e degli addetti, ha affermato di non voler essere servito dalla commessa, in quel momento disponibile, perché nera”. È quanto denunciano in una nota scritta i sindacati Filcams Cgil e Rsu. Le sigle sindacali chiedono “alla cooperativa di agire nei confronti di questo cliente, nelle modalità opportune per la tutela dei propri dipendenti. Siamo convinti – è scritto ancora nella nota riportata da La Nazione – che ogni episodio di razzismo vada denunciato, perché lasciar correre significa accettare un modo di pensare che accettabile non può essere”.

Conclude la nota: “Siamo tutti uguali, ognuno con le proprie caratteristiche fisiche, ma con gli stessi diritti, come dispone la nostra Costituzione agli articoli 2 e 3, nei suoi principi fondamentali”. Questa storia avvenuta a Pistoia, rimanda subito alla mente quanto accaduto pochi giorni fa, il 16 agosto, Rimini: Adjisam Mbengue e la sorella Fatou insieme alle loro famiglie decidono di andare a cenare in un locale poco distante da dove si trovano, La Tana Marina, per festeggiare il compleanno della piccola Anna. Le due famiglie non hanno assolutamente nulla che non va, cittadini italiani di origine straniera da almeno trent’anni. In tutti questi anni passati in Italia un episodio surreale come questo non gli era mai successo.

Tutti entrano in pizzeria, arriva il cameriere e dopo aver preso le ordinazioni, improvvisamente si gira in direzione di un quadro in cui era raffigurato Benito Mussolini e dopo il saluto romano inizia a dire: “Scusa Benito” e poi tra sé e sé sbuffa “‘sti negri”. Si è scusato con il Duce per aver preso delle ordinazioni da persone di colore che erano nel suo locale. A questa a scena oltre a tutti i presenti, hanno assistito anche i 5 bambini delle due coppie.

Ma può essere questa l’immagine dell’Italia? Adjisam Mbengue, una delle donne al tavolo discriminato, durante una diretta Facebook in cui ha raccontato il triste episodio ha ribadito: “Come faccio a spiegarlo ai miei figli?”. Questa è la stessa domanda che vorremmo porre al cliente di Pistoia e a tutti quelli che quotidianamente praticano il razzismo, sia nella vita reale che attraverso i social: come si fa a spiegare a dei bambini che ancora nel 2020 dobbiamo combattere contro il razzismo e che la colpa non è loro, la colpa non è del colore della loro pelle ma delle stupidità umana?

 

Ti potrebbe interessare anche: “Futuro dei giovani a rischio. Dobbiamo dare loro di più”. L’allarme di Draghi dal Meeting di Rimini