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Porti, moschee, negozi di cannabis: per Salvini l’unico verbo è “chiudere”

C’è un verbo ricorrente nel vocabolario di Matteo Salvini, il più utilizzato in questo primo anno di governo: chiudere. L’uomo politicamente più forte del governo Conte, che a breve festeggerà i 12 mesi di vita, ha costruito così gran parte del proprio consenso, passando da parte “debole” di un esecutivo che vedeva il Movimento Cinque Stelle nel ruolo di padrone assoluto a figura fortissima, con i sondaggi che incoronano ormai la Lega come primo partito d’Italia. 

Soltanto negli ultimi giorni è arrivata la prima parziale sconfitta del leader della Lega, che ha dovuto abbozzare sul “licenziamento” del sottosegretario Armando Siri indagato per corruzione. Una storia sicuramente sgradita a Salvini, che guarda caso proprio in questi giorni ha visto per la prima volta il suo consenso calare fortemente nelle rilevazioni.
A spingerlo oltre il 30%, però, è stato un programma all’insegna delle chiusure. Dei porti, dei centri sociali, di quelli d’accoglienza. E ancora dei luoghi di culto islamici, dei campi rom. Fino ad arrivare, nelle ultime ore, ai negozi che vendono la cannabis light, che in conseguenza della direttiva voluta dal ministro sembrano avere i giorni contati.Una lunga serie di iniziative che ha visto inizialmente il Movimento Cinque Stelle appoggiare in maniera incondizionata la Lega, salvo correggere il tiro negli ultimi giorni. Chiusure, chiusure, chiusure. Questa la parola d’ordine che continuano a ripetere gli esponenti leghisti. Con una sola eccezione. In un anno di governo, Salvini ha lottato per una sola apertura: quella delle case chiuse.

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