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Poste, il tribunale conferma l’accordo sulle 20 mila assunzioni: respinto il ricorso di Cgil e Uil

Nel settore postale, una trattativa non riguarda mai soltanto l’organizzazione interna di un’azienda. Quando in gioco ci sono migliaia di lavoratori, la tenuta della rete degli sportelli, la logistica, le consegne e la continuità di un servizio essenziale per cittadini e imprese, ogni accordo assume un significato più ampio. È in questa prospettiva che va letta la vicenda che ha coinvolto Poste italiane, Cgil, Uil e Cisl: non come una semplice disputa sindacale, ma come un passaggio destinato a pesare sul modo in cui si affrontano le trasformazioni del lavoro e dei servizi pubblici in una fase di profondo cambiamento.

Alla fine del 2024, come riportato nell’articolo di Gianluigi Paragone su La Verità, Poste italiane si trovava davanti a una riorganizzazione complessa, legata anche alla necessità di rispondere alle nuove richieste del mercato. Il comparto della logistica, in particolare, imponeva scelte rapide e strutturate, mentre il servizio postale continuava a dover garantire presenza territoriale, efficienza e copertura anche nei centri più piccoli. Da qui l’impostazione di un percorso negoziale che, secondo quanto ricostruito nel pezzo, ha portato alla nascita della Rete corriere e a un piano di assunzioni di notevoli dimensioni, senza passare da scioperi o blocchi del servizio.

Il punto centrale, però, non è soltanto il numero delle assunzioni. La portata dell’intesa sta nel fatto che il negoziato avrebbe prodotto effetti concreti su più fronti: rafforzamento dell’occupazione, miglioramento delle condizioni di lavoro, sviluppo di nuovi servizi e maggiore capacità dell’azienda di rispondere alla crescita delle consegne. In un momento in cui molti settori produttivi faticano a conciliare innovazione, tutela dei lavoratori e qualità dei servizi, il caso Poste viene presentato come un esempio di accordo capace di tenere insieme esigenze aziendali e ricadute occupazionali.

In questo quadro si è consumata la frattura sindacale. La Cisl, attraverso la Slp-Cisl, ha scelto la via della trattativa e dell’accordo, mentre Cgil e Uil hanno contestato il percorso seguito, arrivando a promuovere una causa contro Poste italiane per condotta antisindacale e per la disapplicazione degli accordi raggiunti. È qui che la vicenda assume un rilievo politico e sindacale più ampio: non si discuteva soltanto di un tavolo negoziale, ma della possibilità di mettere in discussione un’intesa che aveva già prodotto benefici occupazionali e organizzativi.

La parte decisiva della storia arriva con la pronuncia della seconda sezione Lavoro del Tribunale di Roma, che ha respinto l’impostazione sostenuta da Cgil e Uil. Secondo la ricostruzione riportata, il giudice non ha ravvisato alcuna lesione dei diritti sindacali e ha dato torto alle sigle che avevano contestato l’accordo. La decisione, per come viene presentata, non rappresenta quindi soltanto una sconfitta giudiziaria, ma anche un passaggio rilevante sul piano delle relazioni industriali: il tribunale ha riconosciuto la legittimità di un percorso negoziale portato avanti con le organizzazioni disponibili a chiudere un’intesa in una fase delicata.

Il peso della sentenza emerge ancora di più se si guarda agli effetti concreti dell’accordo. Sul fronte della logistica, a fronte del taglio di 3.300 zone di recapito, l’intesa prevedeva 15.000 corrieri assunti in tre anni. Per la Rete corriere, inoltre, venivano riconosciute tre ore in più di lavoro, con il passaggio da 36 a 39 ore, pagate con maggiorazione. A queste misure si aggiungeva il potenziamento della Rete sportelli, con 5.000 nuove assunzioni. In totale, la partita riguardava 20.000 assunzioni in comparti considerati strategici, un dato che rende ancora più rilevante la scelta di portare lo scontro davanti al giudice.

Proprio per questo la vicenda assume un significato che va oltre Poste italiane. Chiedere la disapplicazione degli accordi non avrebbe colpito soltanto l’azienda, ma avrebbe potuto incidere direttamente sui lavoratori coinvolti e sui benefici derivanti dall’intesa. Nella causa, sempre secondo quanto riportato, Cgil e Uil chiedevano anche 50.000 euro di danno per ciascuna sigla sindacale e la pubblicazione della sentenza su “7 quotidiani nazionali”, ma il tribunale non ha accolto la loro impostazione. È questo il passaggio che conferisce alla decisione un valore particolare: la vertenza giudiziaria non ha ribaltato il tavolo negoziale, ma ha finito per confermare la solidità dell’accordo contestato.

Il segretario della Slp-Cisl, Raffaele Roscigno, ha rivendicato il senso della scelta compiuta dalla sua organizzazione, spiegando che “Il bene dei lavoratori di Poste e il potenziamento dei servizi resta l’unica bussola che seguiamo”, e aggiungendo: “Grazie a quell’accordo non solo abbiamo migliorato infatti le condizioni lavorative ma abbiamo creato quella Rete corriere che oggi è un servizio tra i più diffusi e performanti, con attenzione non solo ai grandi centri urbani ma anche verso i medi centri urbani e i piccoli paesi che non possono restare senza sportelli”. Sono parole che spostano l’attenzione dal conflitto tra sigle al risultato ottenuto: più lavoro, servizi rafforzati e una rete territoriale più capace di reggere l’evoluzione del mercato.

La rilevanza della vicenda sta dunque nel messaggio che consegna al mondo sindacale e a quello delle imprese. In un settore attraversato dalla crescita dell’e-commerce, dal boom delle consegne e dalla necessità di mantenere una presenza capillare sul territorio, il confronto non può limitarsi alla contrapposizione. La decisione del Tribunale di Roma, così come ricostruita, rafforza l’idea che la trattativa possa produrre risultati misurabili quando è orientata alla tutela del lavoro e alla continuità dei servizi. Per Poste italiane, per i lavoratori coinvolti e per milioni di utenti, il punto non è solo chi abbia vinto una causa: il dato più importante è che un accordo da 20.000 assunzioni, costruito senza scioperi e con effetti diretti sull’organizzazione del servizio, sia rimasto in piedi.

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