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Povertà in Italia, i dati Istat: quante persone non arrivano a fine mese

Oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta e il 7,5% di chi vive in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà: sono alcuni dei dati del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat, diffuso oggi, che segnala un’Italia in miglioramento sul fronte dei redditi ma ancora più indietro della media europea sul rischio di povertà. Il quadro resta molto diverso tra Nord e Mezzogiorno. Altre notizie nella sezione Istat.

La povertà assoluta

Secondo Open, che riprende il rapporto, gli italiani in povertà assoluta sono più di 5,4 milioni. Si registrano più poveri nel Mezzogiorno e poi al Nord, mentre il Centro conferma valori più contenuti. La condizione è più difficile per le famiglie numerose e per quelle con almeno un figlio minore. L’articolo accosta a questo dato l’8% delle famiglie, ma le due misure non coincidono: la prima riguarda le persone, la seconda un’altra definizione.

Chi arriva a fine mese con difficoltà

Nel 2025 il 7,5% delle persone vive in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà. Il dato è del 12,3% nel Mezzogiorno, ben sopra la media nazionale, e scende al 4,7% al Centro, il valore più contenuto, anche se in peggioramento rispetto all’anno precedente. L’indicatore, così come la disuguaglianza del reddito disponibile, pone l’Italia in svantaggio rispetto alla media europea.

I redditi crescono

Nel 2025 il reddito medio disponibile pro capite è cresciuto del 2,4% in termini correnti rispetto al 2024, dopo il +3% dell’anno precedente rispetto al 2023. Tenendo conto dei prezzi, i redditi in termini reali sono saliti nel biennio del 2,2%, e continua a migliorare la percezione della situazione economica.

Il confronto con l’Europa

Nel 2025 il 22,6% dei residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 20,9% dell’Unione europea: l’Italia si colloca al 21° posto tra i 27 Paesi.

Nord e Sud

La spaccatura tra Nord e Mezzogiorno resta evidente. Tutte le regioni del Nord e del Centro, con l’eccezione del Lazio, registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale; nel Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo, la maggioranza degli indicatori è sotto la media. La distanza è particolarmente evidente, segnalano i ricercatori, in lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico e relazioni sociali. Il quadro non è omogeneo: Abruzzo e Sardegna si distinguono spesso in positivo, con valori in linea con la media nazionale, mentre in innovazione, ricerca e creatività ci sono ritardi anche in alcune regioni del Centro-Nord, come Valle d’Aosta e Liguria.

Cosa non è ancora noto

Le cifre sulla povertà assoluta e sulle famiglie vanno lette con attenzione per le diverse unità di misura (persone, famiglie, individui in famiglie). I dati completi sono nel rapporto dell’Istat, e potranno essere aggiornati o rivisti.

Fonte: Open (articolo di Alba Romano), Istat – Rapporto sul Benessere equo e sostenibile

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