Cronaca

Predappio: otto indagati per il saluto romano

Ci sono otto indagati per aver fatto il saluto romano e aver ostentato simboli fascisti a Predappio domenica scorsa. Dopo giorni di polemiche furiose in cui sembrava che le autorità volessero far passare sotto traccia la commemorazione di Benito Mussolini, avvenuta come ogni anno nel suo paese natale, si viene a sapere invece che la questura e la procura di Forlì stavano per prendere provvedimenti.

Il corteo di Predappio

Perché il rave di Modena sì e il corteo di Predappio no? È questa la domanda polemica che molti si erano fatti dopo lo sgombero del party illegale e il menefreghismo dimostrato invece nei confronti della riunione fascista da parte del governo Meloni. Polemiche che giorno dopo giorno si sono fatte sempre più dure, considerato anche il fatto che contro i rave è stata varata persino una nuova norma dal governo. Articolo 434bis del codice penale che è finito sotto il fuoco di fila delle opposizioni perché considerato liberticida.

“Si tratta di una manifestazione, una pagliacciata, che deploro nella maniera più assoluta. – si era limitato a dichiarare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parlando di Predappio – Si svolge da anni, senza incidenti e sotto il controllo delle Forze di polizia. È accaduto con analoghe modalità e numeri anche in anni in cui al governo vi erano personalità politiche che ora esprimono indignazione. Viviamo in un Paese democratico con istituzioni solide e una Costituzione repubblicana, abbiamo gli anticorpi per sconfiggere chiunque voglia andare in un’altra direzione”.

Ora invece si viene a sapere che gli inquirenti forlivesi avevano iniziato subito a lavorare per cercare di identificare tutti quei partecipanti al corteo di Predappio che avrebbero violato la legge contro la ricostituzione del partito fascista. Alcuni dei colpevoli di aver fatto il saluto romano o mostrato simboli fascisti erano già noti alle forze dell’ordine. Gli altri sono stati individuati invece attraverso l’analisi di fotografie ed immagini.

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