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Mattarella bis al Quirinale, il pressing del M5S

Le votazioni che porteranno all’elezione del nuovo presidente della Repubblica inizieranno a Montecitorio il 24 gennaio. Ma è da tempo ormai che le diverse forze politiche stanno cercando di posizionarsi e di stringere accordi sottobanco per cercare di trovare un nome condiviso per il Quirinale. Tra i più attivi c’è sicuramente il leader della Lega, Matteo Salvini, che propone a tutti di sedersi intorno ad un tavolo per discuterne. Sempre in campo, ovviamente, la candidatura di Silvio Berlusconi. Ma a provare a mischiare le carte è stavolta il M5S. Al termine di una riunione a porte chiuse, i senatori pentastellati chiedono espressamente un bis a Sergio Mattarella, come fece il suo predecessore Giorgio Napolitano.

Giuseppe Conte e Sergio Mattarella

“Il M5S spinge per un nuovo mandato del presidente in carica”. Così si esprime la capogruppo dei senatori pentastellati, Mariolina Castellone, al termine di una riunione con i suoi colleghi. Insomma, sorprendendo tutti, il M5S vira decisamente sul nome di Sergio Mattarella per una riconferma al Quirinale. In questo modo il premier Draghi potrebbe restare a Palazzo Chigi e, magari, puntare a sostituire Mattarella al termine della legislatura nel 2023.

Secondo buona parte degli osservatori, la preoccupazione dei parlamentari del Movimento 5 Stelle è quella di arrivare alla scadenza naturale della legislatura, o almeno alla fine di settembre, per assicurarsi la pensione. Per questo motivo, la riconferma di Mattarella al Quirinale sarebbe l’unica opzione che potrebbe garantire a Draghi di restare saldamente alla guida del governo, senza il rischio di elezioni anticipate.

E pensare che, solo tre anni fa, dopo le elezioni politiche stravinte dal M5S, Luigi Di Maio aveva evocato persino l’impeachment per Mattarella. “Se andiamo al voto e vinciamo poi torniamo al Quirinale e ci dicono che non possiamo andare al governo. – aveva dichiarato l’allora leader pentastellato a Che tempo che fa – Per questo dico che bisogna mettere in stato di accusa il presidente. Bisogna parlamentarizzare tutto anche per evitare reazioni della popolazione”.

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