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Ecco perché ora Prodi spinge Forza Italia nel governo: “Non deve essere un tabù”

L’ex premier Romano Prodi, intervistato da Maurizio Molinari e Marco Damilano a ‘Repubblica delle Idee’ è intervenuto sui principali temi dell’attualità politica italiana, partendo da quello che secondo lui è il principale problema del governo: “La lentezza delle decisioni. Il rinvio ha preso la parte troppo forte in un momento in cui c’è bisogno della decisione rapida che deve dare il senso della forza, dell’energia. Adesso – sottolinea Prodi – il problema è reagire rapidamente. La grande difficoltà di questo Governo – spiega Prodi – è stata cementare due filosofie diverse e devo dire che è un coagulo forse più complesso di quello che pensavo”.

Continua Prodi: “Questo Governo, formato con una duplice radice, una molto nuova e un’altra molto tradizionale, è una fusione andata avanti, non è stata completata e di qui la difficoltà è la lentezza delle decisioni. Mediazioni estenuanti in un momento come questo non garantiscono decisioni rapide. C’è una crisi forte, c’è sofferenza – osserva Prodi – ma si è diffuso, ed è colpa anche dei media non solo del Governo, un senso del pessimismo che sta danneggiando infinitamente la possibilità di reagire. Non possiamo andare avanti con i consumi bassissimi e 80 miliardi in più nei depositi bancari”.

Romano Prodi – e questa suona come una vera notizia – apre anche all’ipotesi che Forza Italia puntelli la maggioranza: “Il problema è che il Governo abbia una maggioranza solida e che quindi possa prendere delle decisioni. O noi diamo una spinta o il Paese si arrotola su se stesso. Non è certo un tabù, la vecchiaia porta la saggezza…”, risponde in collegamento con La7 quando gli viene chiesto se il sì al Mes di Forza Italia potrebbe essere la premessa dell’ingresso del partito di Silvio Berlusconi in maggioranza.

Secondo Prodi l’Italia deve essere orgogliosa della sua capacità di risposta al Covid-19. “Mentre all’inizio ci deridevano tutti all’estero, adesso si sente dire ‘la via italiana’, noi abbiamo avuto la sfortuna di essere stati primi colpiti fuori dall’Asia” dal coronavirus “ma abbiamo dettato la linea. Abbiamo salvato, io credo, l’Europa”. Infine, la sua idea sul Mes: “La faccenda del Mes è proprio una cosa post moderna. Sono soldi per fare qualcosa per la sanità e siccome ne abbiamo bisogno credo sia giusto dire di sì. Ma serve anche elencare cosa si fa con quei soldi”.

 

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