“Professionisti senza frontiere”: l’immigrazione come veicolo di competenze

Il progetto guarda all’Italia, Costa D’Avorio, Etiopia e Senegal. L’obiettivo è gettare un ponte, a partire dal tema dell’immigrazione, per valorizzarne il contributo come vettore di sviluppo nelle comunità di origine e in quelle di arrivo, con iniziative su agricoltura e rinnovabili.

Il motto è: “Le migrazioni possono essere una risposta alla crisi se sono valorizzate”, ed è alla base del progetto “Professionisti senza frontiere”, presentato da un partnenariato composto da Movimento Shalom, FOCSIV Volontari nel mondo, ENEA, enti locali, associazioni delle diaspore africane e organizzazioni non governative. Focsiv è l’acronimo di Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario; ne fanno parte più di 70 Ong che operano in 80 paesi del mondo.

Le competenze professionali dei migranti

“I migranti non invadono, non rubano lavoro, non sono una minaccia per la sicurezza; bensì contribuiscono alla creazione di benessere per la società italiana e per le comunità di origine”, dice in una nota il movimento Shalom. L’iniziativa si inserisce nelle azioni del Ministero dell’Interno per la cooperazione e l’assistenza ai paesi terzi, sui temi dell’immigrazione e dell’asilo. Gli obbiettivi sono molteplici: promuovere il trasferimento di competenze, conoscenze e capacità professionali delle comunità africane immigrate nel nostro Paese, implementare le politiche di sviluppo dell’economia nei paesi di origine, con particolare riferimento all’agricoltura e alle fonti rinnovabili.

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Il progetto si propone di individuare le competenze professionali delle diaspore africane in 4 regioni italiane – Campania, Lazio, Marche e Toscana – nel settore agronomico e delle energie rinnovabili. Ambiti scelti a partire dall’analisi dei fabbisogni di sviluppo umano dei Paesi coinvolti nel progetto, condotta in collaborazione con istituzioni e associazioni locali. I settori agronomico e delle energie rinnovabili sono stati infatti individuati come ambiti trainanti per contribuire a sostenere il tessuto socio-economico locale e migliorare le condizioni di vita della popolazione, secondo quanto indicato dal progetto stesso.

Una volta fatte emergere, le competenze andranno messe in contatto; da qui la promozione di una rete di associazioni delle diaspore, immigrati e soggetti di cooperazione in Italia con Istituzioni e associazioni locali dell’Africa Saheliana.

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Tra i vari soggetti in campo c’è anche l’Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – che avrà un ruolo nella qualificazione delle professionalità africane in ambito agronomico ed energetico, e nell’assistenza tecnica per la realizzazione degli interventi sul campo. Un ruolo, quello dell’Agenzia, che rientra tra le linee di azione strategiche e che comprende attività che sono state rafforzate e ripensate alla luce degli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e del nuovo scenario di riferimento della cooperazione italiana.

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