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Un bis costosissimo: pronta una seconda manovra da 18 miliardi, la sfida finale dei gialloverdi all’Europa

In superficie non è cambiato nulla. Il ministro dell’Economia Tria placa gli animi, rassicura tutti sulle intenzioni dell’Europa e sul fatto che la tanto discussa manovra si farà e senza scendere a compromessi. Subito sotto il pelo dell’acqua, però, la situazione si complica, e parecchio: all’Eurogruppo, il titolare del Tesoro è stato il vero bersaglio dei rappresentanti di Bruxelles, decisi a far capire quali, durissimi scenari potrebbero verificarsi se l’Italia ignorerà l’ultimatum del 13 novembre per abbassare deficit e debito nel 2019.

Ci si appella al dialogo, da entrambe le parti. Il portoghese Mario Centeno, rivela La Repubblica, invitava lo Stivale a “presentare un nuovo budget per il prossimo anno che rassicuri partner e mercati”. Tria ha sottolineato di aver difeso le sue posizioni, senza però chiudere le porte alla mediazione. Resta, di fondo, la sensazione che senza un arretramento del nostro Paese lo scontro sarà inevitabile. Anche perché dall’Ue sono sì disposti a tendere la mano, ma fino a un certo punto.
Bruxelles accetta infatti di non contare nel deficit i soldi spesi per Genova e le alluvioni, ma questo non basta comunque a rendere la manovra italiana con le misure imposte dall’eurozona. In assenza di cambi di rotta, il 21 novembre l’Unione lancerà la procedura che il 22 gennaio sarà operativa con il voto dei ministri europei. Con il governo italiano che nel frattempo, stando a quando ipotizzano i giornali, potrebbe rilanciare con una seconda manovra nella prima metà del 2019, stavolta da almeno 18 miliardi.Ipotesi che spaventa ovviamente Tria, consapevole del fatto che a quel punto con Bruxelles si consumerebbe lo scontro finale, tra sanzioni dell’Ue e rifiuti da parte del governo di pagarle. Il tutto a ridosso del voto europeo, una sfida più accesa che mai.

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