Un solo punto percentuale può ridisegnare gli equilibri politici. Nella quasi parità tra le coalizioni, certificata dai sondaggi, anche le forze minori assumono un peso decisivo: possono determinare la distanza tra vittoria e sconfitta. È in questo spazio ristretto, dove ogni consenso conta, che si colloca il possibile avvicinamento dei Libdem di Luigi Marattin al centrodestra e, in particolare, a Forza Italia.
La competizione tra centrodestra e centrosinistra si muove su margini ridotti. La differenza tra i due schieramenti, secondo il quadro richiamato nel dibattito politico, è nell’ordine di uno o due punti: una soglia che rende centrali anche le liste più piccole e le loro scelte di collocazione.
Da qui nasce il corteggiamento delle forze centriste. Un fenomeno che appare più evidente nel campo del centrodestra, mentre nell’area progressista i rapporti con il centro continuano a essere segnati da divisioni e discussioni sulla composizione del cosiddetto campo largo.
In questo contesto si inserisce la posizione di Marattin, deputato e guida dei Libdem, formazione nata circa diciotto mesi fa con un’impronta dichiaratamente liberale.
Il centrodestra ha già allargato il proprio raggio di interlocuzione, come dimostra l’accordo tra Giorgia Meloni e Cateno De Luca. Nelle ultime ore l’attenzione si è concentrata anche sui Libdem e sulla possibilità di un dialogo con Forza Italia.
Interpellato da Libero, Marattin ha negato che un confronto con la maggioranza sia già a uno stadio avanzato. Non ha però smentito una maggiore vicinanza politica alla destra rispetto al centrosinistra, richiamando i temi che caratterizzano la proposta dei Libdem.
«Da quando siamo nati, cioè 18 mesi fa, noi portiamo avanti una visione liberale: meno Stato e più libertà, tagli alla spesa per abbassare le tasse, concorrenza e liberalizzazioni, nucleare, riforma della scuola», ha dichiarato Marattin.
Secondo il deputato, questi obiettivi sarebbero difficilmente perseguibili nel centrosinistra, alla luce di quello che definisce un mutamento culturale dello schieramento. L’agenda liberale indicata da Marattin mostra quindi più punti di contatto con una parte del centrodestra.
Resta sullo sfondo l’ipotesi di un nuovo progetto centrista, sul quale lavorano Carlo Calenda e Pina Picierno. Tuttavia, secondo quanto riferito nello stesso confronto con il quotidiano, i rapporti tra Marattin e il leader di Azione sarebbero ormai deteriorati.
Marattin ribadisce di non essere contrario a un’iniziativa comune al centro, ma pone una condizione precisa: non intende aderire semplicemente ad Azione. La richiesta è quella di costruire un soggetto nuovo, solido e contendibile, anziché un’aggregazione guidata esclusivamente dal partito di Calenda.
«Se si vogliono fare queste cose al centro, abbiamo sempre detto che non vogliamo essere annessi in Azione, ma fare insieme un soggetto nuovo, forte e contendibile», ha spiegato il deputato.
La distanza riguarda dunque il metodo prima ancora delle alleanze. Marattin sostiene che la foto pubblicata da Calenda con Picierno, accompagnata dal riferimento a futuri appuntamenti comuni, abbia segnalato la scelta di procedere senza coinvolgere i Libdem.
Il leader dei Libdem non chiude formalmente le porte al confronto con nessuno: «Chiunque voglia discutere con noi di quei temi, ci siamo. Che sia Avs, o il centrodestra». Ma il messaggio politico è netto: i suoi riferimenti programmatici sembrano oggi più compatibili con l’area di Forza Italia e della coalizione guidata da Meloni.
Un eventuale approdo dei Libdem nel centrodestra avrebbe un valore politico rilevante proprio per la fragilità degli attuali equilibri elettorali. Per la coalizione significherebbe rafforzare il proprio spazio al centro; per Marattin, la possibilità di cercare una sede più favorevole alla propria agenda su tasse, concorrenza, liberalizzazioni, energia nucleare e scuola. Al momento, tuttavia, non risulta annunciato alcun accordo definitivo.