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Prove distrutte, bugie, esperimenti: il dossier Usa che inchioda la Cina

Prove distrutte, soppresse. Dati manipolato, bugie. L’elenco di accuse mosso dagli Stati Uniti alla Cina continua ad allungarsi giorno dopo giorno, in un crescendo di polemiche che spaventa il mondo. A fare il punto è stato il The Saturday Telegraph che, pur non citando direttamente i dossier preparati dagli 007 americani per Donald Trump, ha rivelato informazioni critiche in mano alla Casa Bianca. Tra queste, gli arresti e le condanne di medici cinesi che avevano parlato della diffusione del virus sfidando i diktat di Pechino, la censura sulla loro detenzione, la distruzione di campioni di virus nei laboratori di genomica, la sanificazione dei banchi del mercato di Wuhan dalla fauna selvatica.

Il dossier denuncia parla anche di articoli accademici sottoposti ad approvazione preventiva da parte del Ministero della Scienza e della Tecnologia, di dati segreti sugli “asintomatici” non condivisi. E soprattutto di menzogne, tante: “Nonostante le prove della trasmissione uomo-uomo fossero note dall’inizio di dicembre, le autorità della Repubblica popolare cinese hanno continuato a negarlo fino al 20 gennaio. L’Organizzazione mondiale della sanità si è comportata nello stesso modo. Tuttavia, le autorità di Taiwan manifestarono preoccupazioni già il 31 dicembre, così come gli esperti di Hong Kong il 4 gennaio”.
Errori anche nella gestione della prima fase dell’emergenza, con il lockdown scattato in maniera tardiva: “Milioni di persone lasciarono Wuhan dopo lo scoppio dell’epidemia e prima che Pechino chiudesse la città il 23 gennaio” si legge ancora. “Migliaia di persone volarono da e verso l’estero. Per tutto il mese di febbraio, Pechino ha fatto pressione su Stati Uniti, Italia, India, Australia, paesi vicini del sud-est asiatico e altri paesi affinché non si proteggessero attraverso restrizioni ai voli nonostante la stessa Cina stesse imponendo severe restrizioni in patria”. Il tutto accompagnato da pressioni sull’Ue affinché fossero moderati i toni sulla presunta disinformazione. All’Australia, che chiedeva una rapida indagine, Pechino avrebbe risposto minacciando lo stop agli scambi commerciali.Nel dossier non si giunge alla conclusione secondo la quale il Covid-19 sarebbe stato creato in laboratorio. Su quello, le indagini dell’intelligenze statunitense sono ancora in corso. La posizione ufficiale Usa, secondo il Telegraph, al momento sarebbe quella di una fuga accidentale del Covid-19 dall’Istituto di Virologia di Wuhan o dal CDC cinese, che dista circa 300 metri dal wet market di Wuhan da cui sono emersi i primi casi.

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