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Paradossi italiani: quando la Lega litigava con la Svizzera e chiedeva di aprire i confini

Un aneddoto che fa quasi ridere, se non fosse dannatamente serio. Con la Lega, quella del pugno duro e dei porti chiusi, che soltanto un paio di anni fa si era trovata di colpo a protestare per la decisione presa dalla Svizzera di bloccare i confini, con i valichi di Pedrinate, Novazzano-Marcetto e Ponte Cremenaga nelle province di Como e Varese chiusi durante la notte, dalle 23 alle 5. Il motivo della decisione? Impedire che ladri e malviventi sconfinassero al calar del sole per andare a mettere a segno dei colpi.

Si discuteva da tempo del progetto di chiudere i valichi secondari durante la notte. Alla fine, la sperimentazione aveva preso effettivamente il via, con l’obiettivo è arrivare alla chiusura di tutti e 16 i passaggi. Dal punto di vista politico, però, la cosa aveva preso una piega quantomeno bizzarra. Era il 2017 e una grande sostenitrice del progetto era infatti Roberta Pantani, esponente della Lega del Ticino, che non a caso esultava su Facebook. I leghisti “italiani”, invece, protestavano indignati.
“La misura scatterà tra pochi giorni e ufficialmente dalla Svizzera non ci è stata fatta alcuna comunicazione —  attaccava il leghista Cristian Tolettini, sindaco di Colverde — Si chiude un pubblico passaggio e nessuno ci informa, non è corretto. Ci siamo rivolti alla Regio Insubrica e alle istituzioni lombarde e ticinesi. Il provvedimento, secondo gli svizzeri è nato per contrastare la criminalità e in particolare i furti oltre il confine. È una cosa che non ha senso, la sicurezza non si ottiene blindando i confini. Tra l’altro, la maggior parte dei reati di questo tipo non avviene in orari notturni”.Ecco, “la sicurezza non si ottiene blindando i confini”. Una frase che è parsa subito in controtendenza con quanto fatto fin qui dal Carroccio di Salvini, che tra l’altro proprio nelle scorse ore aveva commentato la notizia di una cellula jihadista sgominata a Venezia chiedendo di “blindare i confini”. Forse quelli del Canton Ticino non contavano, nel 2017. O forse la memoria, alle volte, smette volutamente di funzionare.

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