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Quando l’influenza (cinese) mise a letto 13milioni di italiani e ne uccise a migliaia

Un Paese paralizzato, che si interroga su come affrontare una crisi, quella legata alla diffusione del coronavirus sul territorio italiano, che continua a tenere in apprensione il mondo politico ed economico. Con la psicosi sempre dilagante, le mascherine e i gel igienizzanti a prezzi stellari, i supermercati svaligiati in diverse Regioni italiane. Eppure non solo non è la prima volta che l’Italia si trova ad affrontare un’emergenza di questa portata, anzi. Senza andare troppo indietro nel tempo, basta pensare al 1969 quando nello Stivale arrivò la cosiddetta influenza “spaziale” proveniente dall’Asia.

Quella che spaventò l’Italia in quell’anno era in realtà la derivazione europea di un’influenza nata a Hong Kong l’anno prima, il 1968.  Un’influenza che causò tra i 750.000 e i 2 milioni di morti. E che però fu accolta tutto sommato senza eccessivi allarmismi, considerando che all’epoca la concezione che si aveva di questo tipo di epidemie era ben diversa da quella attuale. A testimoniarlo, alcuni documenti dell’epoca.
Come si vede nei servizi dell’Istituto Luce, infatti, la notizia di 13 milioni di italiani finiti a letto era data con relativa sobrietà. Un italiano su quattro, con 5000 morti e “le fabbriche, gli uffici e i supermercati che si erano mezzi vuotati”. A riempirsi erano stati “gli ospedali. Doppi letti, dunque, anche se le cliniche sono sempre le stesse”. L’epidemia aveva impiegato 18 mesi ad arrivare in Italia, cogliendo impreparato il sistema italiano. Lasciandosi dietro sì uno strascico polemico sulla prevenzione avvenuta in maniera poco efficace. Ma senza aver scatenato alcuna terrore di massa.

Altri tempi, si dirà. Vero. Ma il confronto fra i due mondi rende ancora più evidente quanto folle sia lo stato di paura diffuso da nord a sud denunciato a più riprese dagli imprenditori, soprattutto nelle zone “rosse” e “gialle” del Paese. L’economia inizia a risentire pesantemente dello stop alle attività e delle mutate abitudini dei consumatori. Il rischio è che la conta dei danni economici nei prossimi mesi sia pesantissima.

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