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Rami, l’eroe del bus: “A Salvini dirò che esistono tanti africani buoni”

13 anni, la passione per la Juve, per il calcio, per la musica. Rami Shehata, il 13enne egiziano nato a Milano, è diventato l’eroe della storia del bus in fiamme nel milanese, il ragazzo che senza farsi prendere dal panico è riuscito a nascondere agli occhi dell’autista impazzito che minacciava di dar fuoco a tutto il suo telefonino. Ha chiamato i soccorsi, permettendo l’arrivo dei carabinieri. Ora, lo celebrano tutti: “Mi hanno chiamato da Roma, mi hanno detto che mi aspettano, che i ministri Salvini e Di Maio mi vogliono incontrare. Credo che questo sia un buon segno”.

Sulle pagine di Repubblica il giovane ha parlato della sua vita di diventare italiano (“ma io già mi ci sento”), del fatto che secondo lui andrebbe tolta la cittadinanza all’uomo che ha rapito lui e gli altri ragazzi. E di cosa dirà a Salvini quando si troveranno finalmente faccia a faccia: “Lo ringrazierò, se è vero che vuole accelerare le pratiche che mi permetteranno di essere italiano a tutti gli effetti. Poi gli suggerirò di non prendersela troppo con gli africani, ne conosco tanti di buoni”.
Un pensiero all’autista del pullman, l’uomo che invece da questa storia è emerso come il mostro: “Mi dispiace per lui, in fondo si è rovinato la vita. Però noi cosa c’entravamo con i suoi problemi. E lui, cosa ci ha guadagnato?”. Tornando a quei momenti terribili: “Ci facevamo forza tra di noi, io cercavo di salvare più persone possibile anche se in realtà mi vedevo già morto. Accanto a me c’era una mia compagna, per proteggerla l’ho fatta sedere all’interno. Eravamo sicuri che non saremmo usciti vivi da lì, ci siamo detti ‘ti amo’, ‘ti voglio bene’, ci siamo quasi fidanzati”.“All’inizio abbiamo pensato a uno scherzo, ma dopo ha legato i professori e gli studenti davanti. Poi ha preso i telefonini di tutti, io sono riuscito a nascondere il mio così ho potuto chiedere aiuto. Ho chiamato due volte la polizia, tre volte i carabinieri, la mia professoressa e mio padre finché sono arrivati. A quel punto ho dato il telefono all’autista perché non si sentisse in pericolo, gli ho detto che l’avevo trovato per terra”.

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