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La guerra dei due papi: il testo di Ratzinger ha fatto infuriare Bergoglio

Un clima da resa dei conti, quello che si respira all’interno della Chiesa. Divisa in due con i fedelissimi di Papa Bergoglio da un lato e i nostalgici di Ratzinger dall’altro, una divisione accentuata dalla pubblicazione del testo sulla pedofilia di Benedetto XVI: 18 pagine, quasi 40mila battute, una bozza di enciclica. Una testimonianza drammatica, con denunce che, oltre alle derive culturali ed etiche del Sessantotto, arrivano a seminaristi, teologi, cattivi maestri di cui sono fatti nomi e cognomi.

Il tutto rafforzato da una critica pesantissima sul “garantismo” ingiustificato di vaste correnti teologiche. Un documento che è duro atto d’accusa anche verso la Chiesa di oggi, non soltanto quella del passato. Ratzinger lamenta la disaffezione alla messa, l’abbandono dei sacramenti, la perdita della fede. “Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere?”, si chiede. E risponde: “In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio”.
Ratzinger spiega di aver  ritenuto giusto pubblicare il suo testo “a seguito di contatti con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre”. Oltre a questo passaggio, Benedetto cita Francesco soltanto un’altra volta, nell’ultima riga, per ringraziarlo. Eppure tra i due non sembra filare davvero tutto liscio, anzi. La diffusione del testo avrebbe creato imbarazzo a Santa Marta perché appare come un puntello, non richiesto, a un magistero considerato non sufficientemente chiaro e approfondito.Che i due papi non lavorino a braccetto, d’altronde, lo dimostra l’accoglienza dei media ecclesiastici al testo ratzingeriano. Vatican News ospita un breve sunto. Il sito di Avvenire non ne parla per niente, mentre la vaticanista del quotidiano dei vescovi, Stefania Falasca, amica personale di Bergoglio, ha pubblicato due tweet inequivocabili contro Ratzinger citando altrettanti articoli del Direttorio per i vescovi dal titolo Apostolorum successore: “Il Vescovo emerito avrà cura di non interferire in nulla nella guida della diocesi ed eviterà ogni atteggiamento e rapporto che potrebbe dare anche solo l’impressione di costituire quasi un’autorità parallela”.

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