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Cifre, durata, stranieri esclusi: sul reddito di cittadinanza ormai nessuno capisce più niente

Era il cavallo di battaglia per eccellenza, la parola magica per far cadere gli italiani ai piedi del Movimento. Oggi è diventato un caos all’interno del quale è difficile capire qualcosa con certezza. Il reddito di cittadinanza cambia di continuo, nelle parole dei diretti interessati. Forma e sostanza. Nel programma originale dei Cinque Stelle è presente come strumento per “contrastare la povertà, la disuguaglianza e sostenere l’inserimento lavorativo” attraverso un ammontare di 780 euro mensili per persona singola modificato per nuclei familiari più numerosi.

Un sussidio universale (non si parlava di esclusione degli stranieri) contro la povertà da destinare a 6,5 milioni di persone e non necessariamente finalizzato alla ricerca di lavoro che avrebbe dovuto costare 15,5 miliardi l’anno oltre a 2 miliardi per i centri per l’impiego. Che poi nel programma di governo firmato con la Lega si è trasformato in “misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirli nella vita sociale e lavorativa del Paese”. In autunno, con lo spread al galoppo e le minacce dell’Europa, l’ennesima svolta.
Lo stanziamento previsto nella manovra viene ridotto a 9 miliardi (8,1 miliardi per il reddito e le pensioni di cittadinanza più uno per la riforma dei Centri) e si inizia a parlare di Isee e di situazione patrimoniale del richiedente come discrimine per l’accesso e, soprattutto, come fattore di riduzione o incremento del bonus. La questione dei titolari di permesso di lungo soggiorno resta sempre sullo sfondo, ma il tiramolla con l’Ue fa passare tutto in cavalleria.Le novità emergono piano piano: una figura misteriosa di tutor che agisce all’interno dei Centri per l’Impiego. La platea ridotta a 4,5 milioni di cittadini. Il reddito erogato con una prepagata. A gennaio il decreto ancora non c’è, ma i fondi complessivi si sono ridotti a 7 miliardi e si è scoperto che la durata del sostegno è di soli 18 mesi (eventualmente prorogabili). Luigi Di Maio ha rassicurato la Lega ribadendo che si farà di tutto per escludere i cittadini stranieri dal beneficio restringendo ancor di più la quota degli 1,2 miliardi per le famiglie non autoctone. Nessuno, ormai, riesce più a capire davvero cosa succederà.

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