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Reddito di cittadinanza: ecco perché Giorgia Meloni ha frenato sul taglio

Reddito di cittadinanza addio, ma non da subito. Alla fine il premier Giorgia Meloni ha dovuto cedere alle pressioni, interne ed esterne al suo governo, e concedere qualche mese di vita in più alla misura voluta dal M5S. Insomma il reddito, almeno per i cosiddetti occupabili, non sparirà già a partire dal 2023, ma in maniera graduale, comunque entro il 2024. A influire sulla decisione della Meloni anche i timori di reazioni violente da parte di gruppi eversivi.

Giorgia Meloni frena sul reddito di cittadinanza

Il cambio di rotta di Giorgia Meloni arriva durante una riunione svoltasi a Palazzo Chigi a metà pomeriggio di lunedì 21 novembre. Presenti all’incontro, oltre al premier, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello del Lavoro Marina Elvira Calderone. Ed è proprio quest’ultima, secondo un retroscena di Repubblica, a far notare che “l’impatto sarebbe devastante” se si cancellasse subito il reddito di cittadinanza. “Il 2023 potrebbe essere un anno di recessione. È complicato chiedere a chi non è occupato di trovare un lavoro nel 2023, in piena recessione”, avrebbe spiegato il ministro.

“Dobbiamo evitare passaggi traumatici e garantire del tempo per l’uscita dal reddito perché parliamo di fasce abbastanza deboli. – avrebbe aggiunto Giorgetti – Dobbiamo assicurare la formazione, escludere gli over 60 dal taglio, proteggere chi ha figli. Insomma, fissare dei paletti. A quel punto la Meloni si sarebbe convinta a rinviare di qualche mese il taglio del reddito di cittadinanza. Gli stessi retroscena descrivono però un Silvio Berlusconi infuriato che pretende incentivi per i giovani lavoratori.

“Siamo disposti a tutto per arginare questo piano folle, anche a scendere in piazza. – minaccia invece il leader del M5S Giuseppe Conte – Noi non getteremo mai la spugna. Vediamo se saremo i soli o se altre forze politiche risponderanno presente”. Dai servizi segreti arriva invece la segnalazione che il rischio di terrorismo interno in Italia deriva proprio dalla crisi economica che sta colpendo alcune fasce di popolazione in particolare.

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