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Segretissimo, Renzi “chiama” Di Maio. Un fronte anti-Salvini per evitare il voto

La notizia, se confermata nelle prossime ore, sarebbe clamorosa. Matteo Renzi avrebbe alla fine aperto ai Cinque Stelle. Il più fiero oppositore del Movimento, e della prospettiva di un governo tra Pd-M5S, stando a fonti vicine all’ex premier, avrebbe recapitato a Di Maio, attraverso i suoi uomini, la sua “apertura” per scongiurare il ritorno al voto “ed evitare di dare l’Italia in mano a Salvini”. Per ora Matteo Renzi nega l’indiscrezione, ma sotto sotto continua a muoversi in questa direzione.

Lo scenario che si prospetta è la comune rovina delle parti in causa. Pd e 5 Stelle rischiano di toccare i minimi storici e di far fare a Salvini il successo elettorale più grande di sempre. La posta in gioco è davvero alta, e quindi ora tutti sono disposti a tutto pur di non autodistruggersi e far trionfare la destra vera.

È chiaro che il messaggio è stato accolto con un certo scetticismo, perché il paradosso nel paradosso è legato al fatto che già prima che nascesse il governo gialloverde, arrivati al dunque, l’ex segretario affossò una trattativa già avviata. Però, si sa come è la politica, nulla è per sempre. Racconta la fonte che la proposta, su cui avviare la riflessione, non è un governo organico tra due partiti difficilmente amalgamabili. La proposta riguarda un accordo circoscritto, istituzionale e di transizione, che riporti il paese al voto in modo ordinato, guidato dal presidente della Camera Roberto Fico.

L’obiettivo circoscritto sarebbe a questo punto quello di approvare la manovra, scongiurare l’esercizio provvisorio, votare la riduzione dei Parlamentari e varare una nuova legge elettorale, perché il combinato disposto di riforma costituzionale e Rosatellum imprime al sistema una eccessiva torsione maggioritaria.

Detta senza tanti giri di parole, un ritorno al proporzionale, che è il grimaldello per scardinare lo schema plebiscitario di Salvini e tornare alla grande manovra politica. È una mossa supportata da una capacità di manovra ancora considerevole dell’ex segretario del Pd, che controlla, a sentire i suoi, ancora il grosso del gruppo al Senato, almeno una quarantina di senatori.

Ecco, è una via molto stretta evitare che la crisi precipiti nel voto, perché la paura non basta a costruire una strategia su una prospettiva, il governo Pd-Cinque stelle, non preparata e non costruita per tempo. Intanto la posizione del segretario del Pd è granitica: evitare di incollarsi una manovra di lacrime e sangue, scaricandone i costi sul fallimento dell’esperimento gialloverde e approfittare, subito, della crisi dei Cinque Stelle provando a intercettarne un elettorato in uscita, e certificando nelle urne i nuovi rapporti di forza.

 

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