La riforma dell’istruzione voluta dal ministro Giuseppe Valditara non è un singolo provvedimento isolato, ma un insieme di interventi che stanno ridisegnando progressivamente la scuola italiana. Il punto centrale è la revisione dei percorsi formativi, dalle Indicazioni nazionali per il primo ciclo fino ai nuovi programmi per i licei, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le competenze di base, aggiornare i contenuti e collegare maggiormente la scuola alla società contemporanea.
La novità più recente riguarda le nuove Indicazioni nazionali per i licei, pubblicate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e ora sottoposte a consultazione pubblica. Il testo, secondo il MIM, è stato fortemente voluto da Valditara e apre una fase di ascolto con il mondo della scuola prima dell’adozione definitiva. Le nuove Indicazioni dovrebbero entrare pienamente in vigore dal 2027, anche per consentire l’adeguamento dei libri di testo.
Cosa sono le Indicazioni nazionali

Le Indicazioni nazionali sono il documento che definisce l’impianto culturale e didattico della scuola. Non sono semplicemente “programmi” in senso tradizionale, ma linee guida che stabiliscono finalità, obiettivi, competenze e orientamento delle discipline.
In pratica, indicano che cosa la scuola deve insegnare, con quale logica e verso quali risultati formativi. Per questo la loro revisione è importante: cambia il modo in cui vengono pensate le materie, il rapporto tra saperi tradizionali e competenze nuove, la funzione stessa della scuola.
Primo ciclo: latino, grammatica, musica e materie di base
Una parte della riforma riguarda la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo sono state firmate nel dicembre 2025 e sono destinate a entrare in vigore dall’anno scolastico 2026/2027.
Tra le novità principali c’è il ritorno del latino alle medie, ma in forma facoltativa. L’insegnamento potrà essere avviato dalla seconda e dalla terza media come percorso opzionale, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza linguistica e il legame con le radici della lingua italiana.
La riforma insiste anche sulla grammatica, sulla scrittura, sulla lettura e sulla padronanza dell’italiano. L’idea è che la scuola debba tornare a rafforzare competenze fondamentali spesso considerate acquisite, ma che in realtà restano decisive per tutto il percorso formativo.
Accanto a questo, viene dato maggiore spazio alla musica, all’arte, alla letteratura e alle discipline scientifiche. Le materie Stem vengono potenziate, con attenzione all’informatica, al pensiero critico e alla comprensione dei fenomeni scientifici.

Licei: stop alla Geostoria, tornano Storia e Geografia separate
Il cambiamento più visibile nei licei riguarda la scomparsa della Geostoria. Nel primo biennio, Storia e Geografia tornano a essere due discipline distinte, ciascuna con una propria autonomia metodologica. La Geografia recupera quindi un ruolo specifico, con manuali propri e una funzione più esplicita nella lettura del mondo contemporaneo.
Questo passaggio è uno dei più significativi della riforma. Da un lato, risponde a una richiesta da tempo presente tra molti insegnanti, secondo cui la fusione tra Storia e Geografia aveva indebolito entrambe le discipline. Dall’altro, indica una precisa scelta culturale: restituire alla Geografia un ruolo utile per comprendere territorio, ambiente, economie, migrazioni e rapporti internazionali.
Anche la Storia viene riorganizzata. Le nuove Indicazioni insistono sulla centralità della storia italiana, europea e occidentale, ma con attenzione ai nuovi equilibri globali. Questo significa che il racconto storico non dovrebbe limitarsi alla dimensione nazionale, ma collegarsi ai grandi processi contemporanei, compresa la crescita del peso geopolitico di aree come la Cina.
Italiano e letteratura: più lettura, meno accumulo
Un altro punto importante riguarda l’italiano e la letteratura. L’impostazione sembra privilegiare una maggiore attenzione alla lettura diretta dei testi, alla comprensione, alla scrittura e all’uso consapevole della lingua.
Nel dibattito pubblico ha fatto discutere anche la nuova collocazione dei Promessi sposi, che secondo alcune letture non sarebbero più centrali nel biennio come in passato. La logica generale, però, sembra essere quella di ridurre l’accumulo nozionistico e favorire una selezione più ragionata dei contenuti.
L’idea di fondo è che la scuola debba insegnare meno cose in modo superficiale e più contenuti in modo approfondito. È una scelta che può funzionare solo se accompagnata da una reale libertà didattica dei docenti e da criteri chiari nella costruzione dei curricoli.
Matematica e scienze: meno paura, più metodo
La matematica viene presentata come una disciplina da rendere meno meccanica e più formativa. Non si tratta di eliminare tecniche, formule o procedure, ma di farle diventare strumenti per comprendere problemi, modelli e ragionamenti.
Le nuove Indicazioni puntano a valorizzare il metodo, il ragionamento, l’errore come parte del processo di apprendimento e il collegamento tra matematica e realtà. Questo approccio prova a superare una visione puramente esecutiva della disciplina, in cui lo studente applica procedure senza comprenderne il significato.
Anche le scienze vengono rafforzate, soprattutto nel primo ciclo, con maggiore attenzione ai fenomeni fisici, chimici, biologici e ambientali. L’obiettivo è costruire una familiarità più precoce con il pensiero scientifico, non solo con le nozioni.
L’intelligenza artificiale entra nei licei
Una delle novità più attuali riguarda l’intelligenza artificiale. Le nuove Indicazioni per i licei prevedono l’ingresso dell’IA nei percorsi scolastici non come semplice strumento tecnico, ma come tema culturale e critico. Il Ministero parla di IA come “territorio critico da governare”, non come oggetto di fascinazione tecnologica.
Questo significa che la scuola non dovrebbe limitarsi a insegnare agli studenti come usare gli strumenti digitali, ma aiutarli a capire come funzionano, quali limiti hanno e quali conseguenze producono sul sapere, sul lavoro e sulla libertà personale.
Il punto è importante perché l’IA non riguarda solo l’informatica. Entra nella scrittura, nella ricerca, nella produzione di immagini, nella programmazione, nella valutazione delle informazioni. Per questo il suo inserimento nei licei ha senso solo se viene trattato in modo trasversale, coinvolgendo più discipline.
Resta però una criticità: diversi osservatori hanno sottolineato che il documento introduce l’IA come tema trasversale, ma non sempre chiarisce con precisione quale progressione didattica seguire, quali competenze devono avere i docenti e quali strumenti avranno davvero le scuole.
Educazione alle relazioni e rispetto
Dentro le nuove Indicazioni compare anche il tema dell’educazione alle relazioni, al rispetto e all’empatia. Si tratta di un passaggio delicato, perché tocca il confine tra istruzione, educazione civica, affettività e rapporto con le famiglie.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare una dimensione educativa della scuola, senza ridurla alla sola trasmissione di contenuti. Tuttavia, proprio questo ambito è destinato a restare uno dei più discussi, perché coinvolge sensibilità culturali e politiche diverse.
Istituti tecnici e modello 4+2
La riforma Valditara non riguarda solo i licei. Un altro pilastro è il rafforzamento della filiera tecnico-professionale, in particolare attraverso il modello 4+2: quattro anni di scuola superiore più due anni negli ITS Academy.
L’obiettivo è collegare più direttamente scuola, impresa e formazione tecnica superiore. Secondo il ministro, questo modello dovrebbe rispondere alla domanda di tecnici specializzati da parte delle imprese e rendere più rapido l’ingresso qualificato nel mondo del lavoro.
È una scelta coerente con una visione della scuola più vicina al sistema produttivo. Il rischio, segnalato da una parte del mondo sindacale e scolastico, è che il legame con le imprese riduca il peso della formazione generale. Il punto di equilibrio sarà decisivo: la scuola tecnica deve preparare al lavoro, ma non può diventare solo addestramento professionale.

Maturità e valutazione
Nel pacchetto di riforme rientra anche la nuova Maturità, già diventata legge. Il provvedimento ripristina la dicitura “esame di maturità” e introduce modifiche all’esame finale, con un colloquio orale basato su quattro materie indicate dal Ministero. Il MIM ha collegato la riforma anche ad altre misure: sicurezza nelle gite e negli edifici scolastici, risorse per il contratto della scuola e consolidamento del canale 4+2.
Il senso politico e culturale è chiaro: recuperare un’idea più forte di responsabilità, preparazione e valutazione conclusiva del percorso scolastico. Anche in questo caso, però, l’efficacia dipenderà da come la riforma sarà applicata concretamente nelle scuole.
Il nodo vero: ritorno alla tradizione o modernizzazione?
La riforma Valditara tiene insieme due spinte diverse. Da una parte c’è un evidente ritorno alla centralità delle discipline tradizionali: italiano, grammatica, storia, geografia, latino, matematica. Dall’altra ci sono elementi di modernizzazione, come l’intelligenza artificiale, le Stem, il rapporto con il lavoro e la filiera tecnico-professionale.
Il punto interessante è proprio questo: la riforma non è semplicemente “conservatrice” o “innovativa”. Prova a costruire una scuola che recuperi le basi culturali, ma che allo stesso tempo si confronti con i nuovi linguaggi tecnologici e con le trasformazioni economiche.
La domanda è se questi due obiettivi riusciranno davvero a convivere. Perché rafforzare le discipline di base è una scelta condivisibile, ma richiede tempo scuola, docenti formati, strumenti e continuità. Allo stesso modo, introdurre l’intelligenza artificiale senza un piano chiaro rischia di restare una formula efficace sul piano comunicativo, ma fragile sul piano didattico.
Competenze
La riforma Valditara rappresenta uno dei tentativi più ampi degli ultimi anni di ridefinire l’identità della scuola italiana. Non interviene solo sui contenuti, ma sul modo in cui la scuola deve formare cittadini, studenti e futuri lavoratori.
Il ritorno di Storia e Geografia separate, il latino facoltativo alle medie, la centralità dell’italiano, il potenziamento delle Stem, l’ingresso dell’intelligenza artificiale e il rafforzamento della filiera tecnico-professionale indicano una direzione precisa: una scuola più disciplinare, più orientata alle competenze di base e più collegata ai cambiamenti del mondo produttivo e tecnologico.
Resta però il problema decisivo: l’attuazione. Una riforma scolastica non si misura solo dai documenti, ma da ciò che accade nelle classi. E qui serviranno formazione dei docenti, risorse, chiarezza curricolare e tempi realistici. Solo allora si capirà se questa riforma sarà davvero una svolta o resterà soprattutto una grande revisione sulla carta.