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Roma, Calenda contro Zingaretti: “Io sono in campo, il Pd non ha altri nomi”

Calenda ribadisce la sua sfida al Pd, lanciata al momento della candidatura a sindaco di Roma, con un pizzico di sarcasmo: “Dovete accontentarvi…”. Un modo per far capire che la voglia di mettersi in discussione e scendere in campo c’è, quella di prestarsi alle logiche invocate da Nicola Zingaretti no. Il leader dem aveva invocato il ricorso alle primarie per identificare il candidato al Campidoglio ideale nel blocco di centrosinistra. 

Calenda e il Pd si erano entrambi opposti all’idea di appoggiare Virginia Raggi, che pure secondo il ministro “ha fatto meglio di Alemanno”. Di andare insieme, però, nessuna chance. Zingaretti aveva rivolto un pensiero nelle scorse ore al candidato per il Comune capitolino: “In ogni città il centrosinistra si sta organizzando per vincere le elezioni. Anche a Roma. Un patrimonio di forze, di donne e uomini, che ha già vinto nella Capitale e che ora sta discutendo sul manifesto e sugli obiettivi, per poi attivarsi per selezionare il percorso da intraprendere facendo decidere ai romani”.
“Credo che la partecipazione popolare e la valorizzazione nelle città di queste donne e questi uomini – ha aggiunto Zingaretti – sia un immenso patrimonio per vincere le elezioni. Il percorso è aperto a tutti, quindi anche a Calenda”. Un modo per dire, come fatto esplicitamente dal vicesegretario del Pd nel Lazio Enzo Foschi, “che non ci si può autocandidare, non si può mettere il proprio ego davanti a Roma”. Calenda, però, non ha voluto sentire ragioni: “Le primarie? Sono prive di senso in questo momento. Il governo decide che non possono esserci più di sei commensali a tavola e poi apri i gazebo a quarantamila persone? Mentre se le primarie si fanno con numeri bassi finisce che prevalgono le truppe cammellate…”. Parole che hanno fatto infuriare un altro big come Andrea Orlando: “Carlo Calenda si candidi pure ma non tenti di delegittimare le primarie con argomenti discutibili”.

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