Cultura

Roma, ora sui bus vengono perquisite solo persone di colore. Apartheid 2.0

E a Roma adesso sono partite anche le ispezioni razziste sui bus. Vengono controllate solo le persone di colore. Le segnalazioni sono tantissime. “Sono stata fermata in autobus più o meno sette volte, e un’altra volta sono stata fermata all’altezza dell’uscita della metro Malatesta”. Stefania, studentessa 22enne, è una delle persone che hanno assistito agli episodi di ispezioni nei confronti delle persone di colore sui bus della Capitale. Nelle ultime settimane, le segnalazioni si sono moltiplicate. A raccoglierle, a partire dalla fine di gennaio, è stata l’associazione Alterego – Fabbrica dei diritti, che da anni offre assistenza legale ai migranti nella Capitale.

Quello che accomuna le ispezioni, oltre al fatto che si svolgono sui mezzi pubblici o nelle vicinanze delle fermate degli autobus, e che riguardano solo persone di colore, è che chiunque abbia provato a chiedere spiegazioni dice di essere stato invitato ad allontanarsi o a tenere per sé le sue domande e, in un caso, di aver ricevuto una minaccia di denuncia dagli agenti.

Uno studente, Francesco, racconta: “C’erano sei o sette agenti di polizia che sono saliti a bordo del tram e hanno iniziato a controllare tutti gli uomini di colore che avevano una borsa. Ne hanno controllati alcuni, cinque o sei, e poi ne hanno fatto scendere uno per identificarlo. Quando hanno fatto scendere questo ragazzo io mi sono avvicinato per vedere cosa stesse succedendo. Abbastanza minacciosamente sono venuti verso di me. E loro hanno detto testualmente che ‘ogni extracomunitario che transitava in qualsiasi momento per Porta Maggiore per loro era passibile di sospetto di attività illecite’”.

“Dopo aver pubblicato il post su Facebook in cui raccontavo questa storia”, prosegue Francesco, “ho iniziato a ricevere dei messaggi di persone che mi dicevano quanto questa pratica sia comune e diffusa. Per me era la prima volta, non l’avevo mai visto. Però sentendo in giro mi pare che vada avanti da un po’ di tempo…”.

“Due giorni dopo l’approvazione alla Camera del decreto sicurezza vedo questi episodi in cui la polizia sale all’inizio di via Portonaccio, sul 409, e perquisisce un ragazzo nero, solo lui. L’autobus viene fermato indipendentemente dalla fermata, durante la corsa, salgono questi due agenti in divisa, perquisiscono lo zaino, non gli trovano niente, scendono e tutto prosegue. Il ragazzo era sorpreso dalla veemenza con cui sono saliti gli agenti”.

“Circa due settimane dopo la perquisizione avviene a largo Preneste. Salgono cinque agenti in borghese e iniziano a perquisire tutte le persone nere con uno zaino o una borsa molto capiente. La cosa va avanti per tre mesi, anche tuttora capita che all’ora di punta serale, nel tragitto che da via Tiburtina, all’altezza del Casilino, all’altezza di Malatesta e di largo Preneste possa avvenire una perquisizione di questo tipo”.

“Anche a me personalmente è capitato”, racconta Stefania. “Inizialmente sono stata fermata a piazza di Malatesta, dove mi hanno chiesto i documenti e di vedere la borsa. Dopo che hanno visto che avevo la cittadinanza italiana mi hanno lasciata andare. Invece i controlli dentro l’autobus non avvengono con richiesta di documenti, si limitano a perquisire semplicemente le borse e ti lasciano andare. Prima perquisivano solo uomini, adesso uomini e donne. Nell’ultima settimana per qualche strano motivo solo donne. Però tutti di etnia riconducibile a quella africana”.

Le ispezioni e le perquisizioni che violano queste norme possono integrare il reato di “Perquisizione e ispezione personali arbitrarie” punito dall’art.609 del Codice penale, che comporta la reclusione fino ad un anno per il pubblico ufficiale che abusa dei suoi poteri. Anche Laboratorio 53, un gruppo che si occupa di accoglienza e tutela dei diritti dei richiedenti asilo e rifugiati, ha denunciato alcuni di questi episodi. Il vento di Salvini soffia forte sull’Italia intera…

 

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