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Sala sfida i tabù della sinistra: “Milano è pronta a commemorare Craxi”

Una figura che divide e che ha sempre diviso, quella di Bettino Craxi. Primo socialista a diventare Presidente del Consiglio, riformista, travolto dallo scandalo Tangentopoli e caduto in disgrazia, morto esule fuori dai confini italiani. A tentare di rompere un tabù della sinistra contemporanea, quella che del vecchio leader preferisce sentir parlare poco e male, è il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha aperto in queste ore a una riflessione su quella figura tanto discussa.

“Penso che politicamente sia arrivato il momento di affrontare la questione” ha dichiarato il primo cittadino milanese. In arrivo c’è d’altronde una data importante, quel 19 gennaio 2020 che segnerà i vent’anni dalla scomparsa di Craxi, morto ad Hammamet in Tunisia per un tumore a un rene. E per l’occasione Sala ha annunciato di “essere pronto ad ascoltare proposte. Più che prendere iniziative, vorrei capire la città che tipo di idee ha”. La figlia del leader socialista, Stefania, si è già fatta avanti nei giorni scorsi per chiedere che venga intitolata una via al padre.
E d’altronde l’apertura al ricordo di Craxi, impensabile per un leader “tradizionale” di sinistra, rientra perfettamente nel modo di pensare e agire di un personaggio difficile da ingabbiare. Sala è sempre stato allergico agli schemi e lo ha dimostrato più volte con quel fare deciso, spesso in anticipo rispetto al resto della galassia Pd (partito del quale non ha nemmeno la tessera): di recente il primo cittadino aveva sostenuto i cortei Milano for Future, invitando i giovani scesi in strada per seguire l’esempio di Greta Thunberg a dialogare con le istituzioni cittadine. “Secondo me non sarebbe sbagliato un dibattito in Consiglio comunale, il primo passo potrebbe essere sicuramente questo” ha detto Sala in merito alla possibilità di commemorare Craxi. Una proposta accolta con umori diversi dal mondo politico milanese. Per Filippo Barberis, capogruppo del Pd, “c’è la massima disponibilità a ragionare”. Sempre sul fronte dem, invece, Carlo Monguzzi ha chiuso la porta: non è un problema che hanno i milanesi. È stato una persona intelligente ma ha commesso dei reati”.

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