Economia

Il decreto “salva Carige” Lega-M5S è una fotocopia di quello del PD: vedere per credere

Il testo del decreto Carige è una fotocopia di quello del PD con cui si salvarono Mps, Pop Vicenza e Veneto Banca. Quello, per intenderci, che scatenò l’ira di Lega e Movimento 5Stelle quando erano all’opposizione. Non hanno nemmeno pensato di cambiare i commi… E da una parte, meglio: data la loro incompetenza, hanno fatto bene a copiare un decreto ben fatto. Lo avessero dovuto scrivere loro di sana pianta chissà cosa sarebbe venuto fuori. Il testo è stato comunque firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Per valutare i contenuti del decreto salva Carige c’è una via semplice: basta leggere il testo dei quello di Gentiloni, Dl 237/2016. Il nuovo decreto è identico in ogni dettaglio, dalle regole sulle garanzie dello Stato fino ai meccanismi, con burden sharing, per la nazionalizzazione.

La bozza offre anche un’altra informazione importante. Il testo delle “Misure urgenti a sostegno di Banca Carige S.p.a – Cassa di risparmio di Genova e Imperia” è datato come “Decreto-legge [*] novembre 2018”. Segno che l’ipotesi di intervento statale è stata sullo sfondo negli ultimi due mesi di tutte le tormentate vicende societarie della banca genovese, e che il confronto con Bruxelles (che nelle scorse ore ha infatti prontamente “preso atto” delle scelte italiane) non ha rappresentato un episodio fulminante degli ultimi giorni.

La strada europea è quella tracciata poco più di due anni fa per aprire un varco all’intervento pubblico sulle banche dentro alle griglie della direttiva 2014/59/UE sulle risoluzioni bancarie. E per rimanere in quel sentiero, il governo Conte ha deciso per una fedeltà assoluta al decreto 2016. All’articolo 1, sulla “Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione”, l’unica differenza rispetto al decreto Gentiloni è ovviamente nell’indicazione di “Banca Carige” come beneficiaria, invece delle “banche italiane” citate dal Dl 237/2016.

Almeno quello… Non ci sarebbe stato da stupirsi se non avessero cambiato i nomi, come gli studenti che copiavano talmente bene i compiti in classe che lo firmavano anche con il nome del compagno che glielo aveva passato. Anastatica è anche la ristampa dell’articolo 2, sulle “caratteristiche degli strumenti finanziari” che possono essere garantiti dall’ombrello pubblico. Lo stesso accade ai “limiti” dell’articolo 3, alle “condizioni” dell’articolo 4 e così via, giù giù fino alla seconda parte del provvedimento.

Ricapitalizzazione che inevitabilmente prevede il burden sharing, cioè la “condivisione dei costi” a carico di azionisti e obbligazionisti subordinati, proprio come avvenuto per il Monte dei Paschi (“La banca di Renzi”, come gridavano loro all’epoca) quando i piccoli risparmiatori furono indennizzati con la complessa meccanica della conversione in azioni scambiabili con bond senior. A voi il giudizio…

 

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