Giustizia

Salvini a processo: accusato di diffamazione contro Carola Rackete

Nuovi guai giudiziari per Matteo Salvini. A Milano si è infatti aperto il processo contro il leader della Lega, accusato del reato di diffamazione nei confronti di Carola Rackete, la ex capitana della nave ong Sea Watch 3. Il giudice dovrà ora stabilire se si sia trattato di una semplice offesa, punibile dalla legge. Oppure di una legittima critica politica. Salvini nel 2019 aveva definito la Rackete “complice di scafisti e trafficanti, sbruffoncella, criminale, ricca tedesca fuorilegge, delinquente, ricca e viziata comunista tedesca, zecca tedesca, comandante criminale”.

Matteo Salvini e Carola Rackete

“Le espressioni accese, iperboliche, sono connesse e funzionale di un messaggio politico di chiara scelta governativa sull’immigrazione. In politica c’è un cambio di paradigma linguistico: dai toni aulici si è passati al paradigma del rispecchiamento con frasi brevi, comuni, toni accesi”, dichiara l’avvocato di Salvini che ha chiesto il proscioglimento del suo assistito sollevando una questione di insindacabilità. A suo giudizio, infatti, le frasi contro Carola Rackete fanno parte della attività politica del leader leghista. Insomma, Salvini potrebbe processato solo dopo la eventuale autorizzazione del Senato.

“Le frasi contestate non attengono esattamente a un discorso di politica. Ma riguardano invece vere e proprie offese e attacchi alla persona come le parole sbruffoncella, zecca tedesca, comandante criminale”, sostiene invece il pm di Milano Giancarla Serafini secondo la quale “l’esercizio del diritto di critica non autorizza l’offesa della sfera privata di un soggetto, la denigrazione”. Parole ancora più gravi, sottolinea il magistrato, perché pronunciate da un uomo delle istituzioni, visto che Salvini a quei tempi ricopriva il ruolo di ministro dell’Interno. I suoi post, accusa il pm, “contenevano minacce violentissime e parole terribili. La sua è una diffamazione che avviene quando non stava svolgendo l’incarico ministeriale”.

“Un insulto alla persona non può mai rappresentare un argomento politico. – concorda con l’accusa Salvo Tesoriero, avvocato della parte civile – Non siamo di fronte a una frase brutta ma a un discorso d’odio costruito da un soggetto che sfrutta la propria carica, un discorso d’odio che mai potrebbe essere espressione della funzione, un discorso d’odio che si propaga per un mese contro una ragazza”.

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