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Salvini e la crociata contro chi aiuta. Ecco la sua strategia

Il 22 gennaio il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dopo che 117 migranti sono annegati da poche ore tra la Libia e l’Italia e altri 100 (compresi alcuni bambini) sono rimasti per dodici ore alla deriva senza soccorsi su uno scafo che imbarcava acqua e altri 47, per sua decisione, sono prigionieri da giorni sulla nave Sea Watch, lui, il min a ro-vicepremier posta una foto, con data e orario: “Un gattino lasciato tra la spazzatura come se fosse un ferrovecchio. Idioti e vigliacchi”, scrive Salvini sulla sua pagina.

Sì, bisogna cominciare a chiamarla per come appare: una devianza da quell’equilibrio mentale e umano che ogni democratico, ogni politico, ogni partito costituzionale, di qualunque colore, sa di dover sempre rispettare di fronte alla sofferenza di uomini, donne e bambini. È ormai incontrollabile la velocità con cui questo governo sta demolendo l’immagine e le funzioni della nostra democrazia.

E anche come, contemporaneamente, stia criminalizzando gli stranieri a colpi di sgomberi per trasformarli nel nemico necessario allo scopo: giusto perché sia chiaro a tutti gli immigrati, a noi e magari all’Europa che dal mese di gennaio 2019 l’Italia ha dichiarato guerra al mondo della solidarietà e ai suoi abitanti non solo in mare, ma anche a terra: alla rete locale dei Cara, degli Sprar e a tutto ciò che ha un sorriso.

È la strategia della paura trasformata in legge dalla maggioranza gialloverde in Parlamento, con l’approvazione due mesi fa del suo decreto di presunta sicurezza. Mentre l’Italia piomba in recessione e i numeri la mettono all’ultimo posto nelle classifiche d’Europa grazie alle misure del governo del cambiamento.

Salvini ha tagliato anche i fondi per i rimpatri volontari: è contrario allo scopo. I migranti devono andare a dormire per strada, devono ridurre le stazioni come Termini in dormitori per disperati. Così che il popolo che sostiene questo governo possa vederli e aver sempre più paura. Se poi qualcuno di loro, spinto dalla fame o dalla rabbia, si mette a delinquere, tanto meglio. Se poi qualcuno degli altri si fa carico di un presunto destino non suo e comincia a sprangare o a sparare, come ha già fatto un leghista a Macerata proprio un anno fa, amen.

Salvini, Di Maio, il loro segugio premier e la famiglia Casaleggio godono nel veder distruggere il sogno di democrazia italiano. E dopo Castelnuovo toccherà al Cara di Mineo e a altri centri. Serve il caos. La macchina della propaganda ha bisogno di tensione: per far dimenticare il grande furto e accerchiare i 5 Stelle. Gli immigrati a morire per strada o in mezzo al mare, il gattino però, ha trovato riparo. Ecco l’Italia del 2019 a tinte gialloleghiste.

 

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