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Salvini prova a difendere Fontana indagato, ma la toppa è peggio del buco

Il governatore leghista della Lombardia, Attilio Fontana, risulta indagato nella vicenda della fornitura di 75mila camici. In su difesa, ovviamente, è subito accorso Matteo Salvini, il quale, evidentemente terrorizzato dall’inchiesta, si è affrettato a pubblicare tweet molto confusi che non hanno fatto altro che alimentare altri sospetti. “Attilio Fontana ‘indagato’ perché un’azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e ‘alla Palamara’, non se ne può più”, scrive Salvini. Ma in questa sua ricostruzione è racchiuso tutto il nocciolo legale della questione.

Un’azienda (in questo caso specifico la Dama SPA, di proprietà del cognato e della moglie di Fontana: dice nulla la parola “conflitto d’interessi”?) ha “regalato” – come vuol far credere Salvini – camici soltanto dopo che è trapelata la notizia che li aveva venduti. Grazie alla trasmissione Report, infatti, si è aperto un incredibile vaso di Pandora. A quel punto gli starteghi di questa operazione sui camici hanno provato a salvarsi in calcio d’angolo, facendo sembrare che la loro fosse una donazione, ma gli è andata male. A Salvini, dunque, qualcuno dice che è più che “normale” che la procura indaghi su questo curioso tipo di solidarietà di Fontana&Co.

Gli inquirenti – ma anche tutti i cittadini lombardi – ora vogliono capire dove siano finiti un terzo di quei camici che dovevano essere consegnati ma che poi, secondo le cronache, proprio quell’azienda ha tentato di vendere altrove. Inoltre, il presidente della Regione Lombardia, il quale è titolare di un conto in Svizzera dove tiene 5 milioni di euro, dovrà ora spiegare (ma questo Salvini non lo dice) perché ha tentato di bonificare proprio a Dama SPA 250.000 euro.

Cosa c’entrano 250mila euro in questa vicenda? Anche questo Salvini non lo spiega, ma al posto suo ci ha pensato oggi il Corriere. 250mila euro, “cioè gran parte del mancato profitto al quale il cognato l’indomani sarebbe andato incontro facendo il 20 maggio, in una mail alla centrale acquisti regionale Aria spa diretta dall’ex Gdf Filippo Bongiovanni, l’unilaterale bel gesto di tramutare in donazione alla Regione l’iniziale vendita dei 75.000 camici, e di rinunciare a farsi pagare dalla Regione i 49.353 camici e 7.000 set già consegnati”.

Palamara non c’entra nulla, se non per mischiare le carte in tavola e sperare che nella confusione si salvi il buon nome della Lega, la quale è coinvolta in ben 27 inchieste solo in Lombardia, dalla gestione dell’emergenza Covid fino ai fondi concessi da Palazzo Lombardia per l’acquisto della sede della Film Commission. Salvini, quindi, avrebbe fatto bene, da segretario del partito, a chiedere lui per primo spiegazioni a Fontana e poi a dirle anche noi comuni mortali.

 

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