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Salvini e il coraggio di chiedere le dimissioni della Lamorgese: “Sarebbero dovute”

Se c’è un membro del governo che a Salvini proprio non va giù è certamente la ministra Lamorgese. Evidentemente al Capitano brucia ancora che sia stata lei a “soffiargli” la poltrona di ministro dell’Interno, ruolo che gli piaceva tanto e gli permetteva di vestire un giorno i panni del poliziotto, un giorno quelli dei vigili del fuoco e un altro quelli della protezione civile. La notizia della positività al Covid, dunque, è stata prontamente commentata da Salvini. Come? Chiedendo le dimissioni della ministra. Ecco il suo messaggio: “Auguri di pronta guarigione al ministro Lamorgese. Il ministro che controlla e multa gli italiani che non rispettano le regole, non può essere la prima a non rispettarle: in questo caso – conclude il leader del Carroccio – le dimissioni sarebbero dovute”.

A cosa si riferisce Salvini? È lui stesso a spiegarlo: “Una volta guarita, che è la cosa più importante, bisognerà chiarire se sia vero – come scrivono alcune fonti – che abbia disubbidito alle disposizioni del suo stesso governo, andando in Consiglio dei Ministri senza attendere il risultato del test, mettendo così a rischio la salute di altre persone”. Questo è quanto afferma il segretario della Lega all’Adnkronos. Dal canto suo, Lamorgese fa sapere: “Sto bene, non ho sintomi, non avrei mai immaginato che potesse succedermi”.

Mentre lascia palazzo Chigi dopo aver appreso dal medico della polizia di essere positiva al Covid-19, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese parla con i suoi collaboratori al Viminale. È affranta: “Io che sono sempre stata attentissima, non capisco come sia possibile”. Il protocollo che ha imposto al ministero dell’Interno è rigoroso: lei si sottopone al tampone molecolare ogni 15 giorni e lo fa anche a distanza più breve se ha in programma di vedere qualcuno. In ufficio tutti devono sempre indossare la mascherina e mantenere la distanza, in caso di contatti sospetti si rimane a casa.

È capitato che qualche funzionario si sia ammalato e lei non ha voluto sentire ragioni rispetto al ritorno al lavoro. Aveva il tampone positivo ma era ormai asintomatico da dieci giorni, secondo la legge poteva uscire dall’isolamento. Lei ha detto di no: “Non importa, fino a quando il tampone non sarà negativo direi che è meglio non rientrare in presenza”.

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