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Salvini e Di Maio, le strane scuse per disertare il Consiglio dei Ministri

Una campagna elettorale continua, permanente. Fatta di apparizioni costanti, ossessive, quando la luce del sole porta consenso elettorale e permette di ingrossare la schiera dei follower virtuali. E di ritirate improvvise quando, di contro, ci si trova di fronte a questioni spinose, rospi difficili da far ingoiare agli italiani. Ecco, allora, che Salvini e Di Maio hanno di colpo fatto un passo indietro di recente dal Consiglio dei Ministri dove erano attesi.

In ballo c’era l’approvazione della correzione dei conti da 7,6 miliardi che ci risparmierà la procedura d’infrazione al prezzo, tra l’altro, dei soldi del reddito di cittadinanza e di quota 100, i due cavalli di battaglia dei partiti di governo invocati più e più volte prima e dopo le ultime elezioni politiche.
Meglio sottrarsi a un passaggio così delicato, vista la difficoltà nel trasformarlo in propaganda a proprio favore. Di Maio ha fatto sapere che la sua era un’assenza annunciata dal 24 giugno, ma curiosamente prima del Consiglio dei Ministri non ha esitato a presentarsi in video per attaccare Autostrade e promettere la revoca che ha successivamente ritrattato in un’intervista a Repubblica.
Salvini invece al CdM si è presentato, ma si è allontanato quando gli hanno detto che Di Maio non sarebbe arrivato e non avrebbe messo la faccia sulla correzione dei conti che è finita sulle spalle di Tria, ormai il capro espiatorio di ogni provvedimento lacrime e sangue del governo. Se non viene lui non vengo nemmeno, insomma. Come due scolaretti che, incontrandosi fuori scuola, decidono entrambi di “fare sega”.

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