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Salvini prepara l’autonomia del Nord grazie ai voti del Sud

Matteo Salvini e l’autonomia regionale, un pallino del vicepremier mai tramontato e ancora oggi tra i punti ricorrenti nelle dichiarazioni tanto del leader della Lega quanto degli altri esponenti del suo partito. Avversata di contro, per quanto in maniera non esplicita per evitare ulteriori sconti, da quei Cinque Stelle che temono finisca semplicemente per acuire le distanze, già considerevoli, tra le regioni più ricche del nord e quelle del sud Italia. Per farla, è necessario accettare le richieste di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Il Veneto e la Lombardia non vogliono solo la competenza sulle materie di legislazione concorrente. Le due regioni che aspirano all’autonomia puntano a tenere quanti più soldi possibile sul proprio territorio. Idea che non piace ai grillini che riconoscono sì la ricchezza prodotta nelle due regioni, sottolineando però allo stesso tempo come sia possibile grazie a soldi che lo Stato ha investito, su quei territori, in infrastrutture necessarie ai rispettivi modelli di sviluppo. 
A Palazzo Chigi il vertice sulle autonomie non è andato come sperava la Lega. Le agenzie di stampa raccontano che il vicepremier Matteo Salvini era “furioso”: “se c’è qualcuno che sabota, qualcuno che l’autonomia non vuol farla… Allora si parli chiaro”. Il presidente del Veneto Luca Zaia ha parlato ancora più esplicitamente di una vera e propria farsa, perché “si vuol trasformare l’autonomia in un cadavere eccellente prendendo in giro i cittadini”. I colpevoli? Quelli del M5S che “condannano il Sud al Medioevo e il Nord all’agonia”. Eppure i Cinque Stelle parlano di una Lega che voleva inserire gabbie salariali “ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud, una cosa che per il M5S è totalmente inaccettabile”. Il rischio, dicono i grillini, è creare una disparità tra il welfare delle regioni ricche e quello delle regioni povere.

E però Salvini al momento ha il coltello dalla parte del manico, grazie ai voti proprio di quel Meridione che, nei timori pentastellati, finirebbe per pagare a caro prezzo le scelte del Carroccio. E che però, sancendo l’avanzata inarrestabile del Carroccio alle ultime europee

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