Giustizia

Salvini querela tutti ma perde sempre: in tribunale debacle per le sue denunce

Salvini querela giornalisti, scrittori, politici, blogger e sindacalisti da cui si sente diffamato. Capita sempre più spesso: sulla stampa, su Internet, su Facebook, su Twitter non c’è post che sfugga al vicepremier e alla sua corte di avvocati, che da anni intasano i tribunali italiani con decine di denunce penali. In pochi sanno, però, che Salvini perde (quasi) sempre. Qualche giorno fa, ultimo di una lunga serie, il gip di Milano ha in effetti archiviato un procedimento contro Emiliano Fittipaldi, giornalista dell’Espresso.

In una trasmissione televisiva del 2016, parlando sul tema dell’accoglienza dei migranti, il cronista aveva affermato che le immigrazioni umane sono un fenomeno storico di complessa gestione, aggiungendo che non si può “mettere le navi della Marina e sparare a chiunque si avvicina come qualche volta Salvini ha proposto”.

Il leader leghista querelava all’istante, lamentandosi dell'”animus diffamandi” della frase, e – negando di aver mai detto di “sparare a uomo sui migranti” (frase mai pronunciata dal giornalista, spiegherà il gip) – si rifaceva al programma politico pubblicato dalla Lega sul sito. La richiesta d’archiviazione, come detto, è stata accolta dal gip, che aggiunge come la frase del cronista non sia “una gratuita lesione dell’altrui patrimonio morale”, ma una mera critica politica alla linea di Salvini sull’immigrazione.

Negli ultimi mesi sono tanti i giudici che hanno dovuto lavorare giorni e giorni sulle denunce del leghista. I gip hanno archiviato querele in mezza Italia, contro un consigliere delegato della Mostra d’Oltremare, Giuseppe Oliviero, che s’era detto contrario a una manifestazione di Salvini nello stazio Fuorigrotta; contro Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cil, che nel 2015 aveva detto a Salvini in un confronto tv che lui “girava in auto blu” e che era “il più grande assenteista di Bruxelles, tanto che nemmeno gli uscieri si ricordano di lei”.

E poi contro Davide Vecchi del Fatto Quotidiano, che lo aveva definito tempo prima un “politico di professione” (il gip sottolinea nel dispositivo di archiviazione che il leader del Carroccio “non svolge o non ha mai svolto nessuna ‘attività civile'”); contro vari consiglieri e assessori del Pd, o contro sindaci di peso come Luigi De Magistris, che fu denunciato dal segretario leghista per diffamazione e istigazione a delinquere. Salvini ha persino querelato, perdendo ancora una volta, una giornalista calabrese che gli aveva dato della “simpatica canaglia”.

Se è inflessibile contro i nemici, Salvini è assai più generoso con gli amici. Anche quelli nuovi di zecca, come il grillino Stefano Buffagni. Quest’ultimo era stato querelato nel 2016 per alcune dichiarazioni durissime sulla Lega, ma a febbraio di quest’anno il vicepremier ha deciso di fare la pace con il compagno di governo, e di ritirare la denuncia.

Fosse coerente, dovrebbe dunque ritirare anche quella fatta a Roberto Saviano, e decine di altre, depositate davvero o minacciate non possiamo ancora sapere: dal sindacalista Giuseppe Massafra al giornale di gossip Chi, dal presidente dell’Arci di Lecce a Carlo De Benedetti, dal Pd tutto fino alla Cgil e al vignettista Vauro. Reo solo di aver disegnato una vignetta satirica sulla nuova legge sulla legittima difesa.

“Io non querelo mai”, ripete Salvini ogni volta che annuncia una nuova querela. È probabile che i tribunali italiani, già oberati di lavoro, sarebbero felici di investire tempo e denaro non sulle denunce a raffica del vicepremier, ma su fascicoli più delicati e sensibili.

 

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