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Lega Nord: i militanti vogliono riprendersi il partito svuotato da Salvini

La Lega Nord potrebbe risorgere e mettere nei guai Matteo Salvini. Secondo quanto stabilito da una recente sentenza del tribunale, infatti, sarà possibile convocare il congresso federale della Lega Nord per l’indipendenza della Padania dopo ben cinque anni. Il partito infatti esiste ancora dal punto di vista giuridico, ma ha smesso di essere operativo da quando nel dicembre del 2019 Salvini si è dimesso da segretario, nominando al suo posto come commissario il deputato Igor Iezzi. Tutto era stato trasferito nella nuova Lega per Salvini premier. Ma ora le carte rischiano di rimescolarsi.

La Lega Nord contro Matteo Salvini

“Vogliamo restituire agibilità politica a un movimento che si chiama da sempre Lega Nord, e non c’entra niente con la Lega di Salvini”, batte i pugni sul tavolo Gianluca Pini, rappresentante storico del leghismo in Romagna, poi uscito dal partito. “Cercano di far credere che la Lega Nord sia diventata la ‘nuova’ Lega, ma sono due cose diversissime. Come la cioccolata e un’altra cosa dello stesso colore. Scegliete voi qual è una e quale l’altra”, provoca l’ex segretario regionale (per 16 anni) e deputato per tre legislature.

Pini, insieme ad altri storici militanti del Carroccio come l’ex presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, e diversi sindaci del Nord, si è sempre rifiutato di sottoscrivere la tessera del nuovo partito salviniano. Ma, al contrario, ha sempre rinnovato quella della Lega originale. “La polisportiva Salvini? Non scherziamo”, ironizza qualcuno.

“A fine 2019 Salvini si dimette da segretario della Lega Nord e fa la furbata di svuotarla, mettendo Iezzi come commissario a non far nulla. – attacca ancora Pini – Il partito però esiste ancora e raccoglie, ogni anno, tra i 600 e gli 800mila euro di finanziamenti pubblici tramite il due per mille. Soldi che i cittadini versano perché siano investiti a fare politica. Invece finiscono in una scatola vuota che li usa per pagare le rate dei 49 milioni”, conclude lanciando una frecciata riferita al debito che il partito ha con lo Stato per la vicenda dei rimborsi elettorali.

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