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Cittadinanza a Ramy, Salvini dice sì: “È come mio figlio”

Salvini si è deciso: sì alla cittadinanza a Ramy. “Sì perché è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini nella registrazione del Maurizio Costanzo show a proposito del ragazzino che ha dato l’allarme ai carabinieri dal bus sequestrato a San Donato Milanese.

Solo fino a poche ore fa il ministro dell’Interno aveva detto: “purtroppo a stasera non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza” a Ramy, il giovane eroe del bus incendiato in provincia di Milano. In merito a un possibile incontro con il ragazzo di origine egiziana, Salvini aveva detto che, se dipendesse da lui, lo vedrebbe “anche domani, fino a giovedì sono al ministero: le porte del Viminale sono aperte”.

In ogni caso, aveva aggiunto, “lo invito quando ho gli elementi a disposizione per decidere, ma purtroppo a stasera non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza. Mi spiacerebbe moltissimo, però così è. Siccome le cittadinanze non sono biglietti delle giostre – ha sottolineato Salvini a margine della presentazione del nuovo libro di Mario Giordano – abbraccerò volentieri tutti i ragazzi della classe perché non ci sono protagonisti di serie A e di serie B”.

“Quando si tratta di cittadinanze non ci deve essere nessuna ombra e nessun dubbio, e purtroppo al momento ombre e dubbi ci sono. Se qualcuno la cittadinanza non l’ha chiesta e non l’ha ottenuta dopo 20 anni, fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché”, aveva concluso Salvini riferendosi al fatto che la cittadinanza concessa a Rami si estenderebbe anche ad altri membri della sua famiglia, tra cui il padre, in Italia da qualche decennio.

A quanto si apprende, a frenare la concessione della cittadinanza italiana “per meriti speciali” a Ramy è stata la scoperta che un parente del 13enne egiziano ha avuto problemi con la giustizia. Di qui l’orientamento del Viminale che starebbe pensando di attribuire la cittadinanza solo al ragazzo e non al resto dei familiari. C’è già un precedente con il bambino inglese Charlie Gard, affetto da una malattia incurabile a cui fu concessa la cittadinanza per facilitarne il trasferimento in Italia per le cure.

Già nel pomeriggio Salvini aveva detto che sui dubbi sulla concessione della cittadinanza “sarebbe sgradevole entrare nel merito e non lo faccio”, ma “stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso, evidentemente non sul ragazzino di 13 anni ma su altri, perché io la cittadinanza la concedo a chi ha fedina penale pulita”. Alla fine, dunque, tutti gli studi devono averlo convinto. Ramy sarà finalmente e ufficialmente italiano.

 

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