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Sassuolo, sindaco leghista rimuove striscione per Giulio Regeni: “Era impolverato”

La Lega non solo chiude i porti e ha atteggiamenti al quanto discutibili in tema di salvataggi di vite umane, ma ora si macchia anche di un altro, gravissimo, segnale che manda al Paese. E parliamo del caso Regeni. “Resta ferma la nostra solidarietà alla famiglia Regeni, ma non aveva più senso tenere ancora lì lo striscione. È una vicenda non più di attualità e tra l’altro in centro storico stava anche male, tutto impolverato”.

Così Gian Francesco Menani, sindaco leghista neoeletto a Sassuolo, in provincia di Modena, spiega la decisione di far rimuovere lo striscione, finora presente sul balcone della facciata del municipio, dove si chiede “verità” per il ricercatore friulano rapito e torturato fino alla morte in Egitto.

Lo striscione, spiega Il Resto del Carlino, era stato esposto a maggio 2016 dalla precedente giunta di centrosinistra in adesione alla campagna di Amnesty International. Ieri a Trieste sul cartello rimosso dal palazzo della Regione è scoppiata la polemica tra Lega e M5s. “Rimuovere quegli striscioni è un errore grave”.

Così stamattina Debora Serracchiani a Marzabotto: “Quelli striscioni sono stati posti in sedi istituzionali prestigiose, penso anche alla sede della Regione Friuli Venezia Giulia in piazza Unità d’Italia, gesto che avevo fatto personalmente, non per strumentalizzare ma perché le istituzioni devono chiedere e pretendere verità non solo per i genitori di Giulio ma anche e soprattutto nei confronti di un’intera comunità”.

Una scelta che arriva a un giorno dall’appello dei genitori di Giulio, Paola e Claudio di ritirare “immediatamente dell’ambasciatore italiano al Cairo”. L’Egitto di Al Sisi continua a sabotare le indagini sul sequestro, la tortura e l’omicidio di loro figlio Giulio. Oltre a non collaborare con le indagini, gli egiziani attraverso la Nsa, il servizio segreto civile egiziano, continuano a mettere pressione e intimidire l’Ecrf, la commissione egiziana per i diritti e le libertà a cui la famiglia di Giulio si è rivolta per la propria difesa al Cairo.

“Cercano di sabotare il nostro lavoro per la ricerca della verità sulla morte di Giulio” denunciano dall’Ecrf. I funzionari della Nsa che indagano su di loro sono infatti gli stessi sotto inchiesta della procura di Roma con l’accusa di aver partecipato certamente al sequestro di Giulio.

 

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