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Sbarchi dimezzati nel 2026: arrivi in calo del 52% e rimpatri in aumento

Il quadro aggiornato sugli arrivi dei migranti via mare mostra una svolta netta rispetto alla fase di massima pressione registrata negli anni scorsi. Dopo il forte aumento degli sbarchi tra il 2021 e il 2023, quando si era passati da 67.477 arrivi a 157.651, la traiettoria si è modificata in modo marcato a partire dal 2024. Il documento sugli arrivi migranti e sui rimpatri, aggiornato nei diversi indicatori ai primi giorni di giugno 2026, mette in evidenza una riduzione consistente degli sbarchi e una contemporanea crescita dei rimpatri, sia forzati sia volontari assistiti.

Il primo dato da osservare riguarda l’andamento annuale degli sbarchi. Nel 2021 erano stati 67.477, mentre nel 2022 erano saliti a 105.131, con un incremento del 56%. L’anno successivo la crescita era proseguita: nel 2023 gli arrivi avevano raggiunto quota 157.651, segnando un ulteriore aumento del 50% rispetto al 2022. In due anni, dunque, il fenomeno aveva assunto dimensioni molto più ampie, fino a toccare nel 2023 il valore più alto dell’intera serie riportata nel prospetto.

La tendenza cambia però in modo deciso nel 2024. Dopo il picco dell’anno precedente, gli sbarchi scendono a 66.617, con una riduzione del 58% rispetto al 2023. Il dato riporta gli arrivi sostanzialmente sui livelli del 2021, tanto che il confronto tra 2021 e 2024 indica una flessione dell’1%. Anche rispetto al 2022, quando gli sbarchi erano stati 105.131, il 2024 segna un calo rilevante, pari al 37%. È in questo passaggio che si colloca la prima parte del risultato: l’inversione della curva non si limita a frenare l’aumento, ma riporta il numero degli arrivi sotto la soglia dei 70mila.

Nel 2025 il dato si consolida. Gli sbarchi sono 66.316, appena 301 in meno rispetto al 2024, con una variazione del -0,45%. Questo significa che, dopo la brusca discesa dell’anno precedente, il livello degli arrivi non torna a crescere e resta quasi invariato. La stabilizzazione assume rilievo perché arriva dopo un biennio, il 2022-2023, caratterizzato da incrementi molto forti. Il risultato, quindi, non è rappresentato solo dalla riduzione registrata nel 2024, ma anche dalla tenuta del 2025 su un livello molto più basso rispetto al picco del 2023.

La parte più significativa emerge però dal confronto aggiornato al 9 giugno 2026. Alla stessa data, nel 2025 gli sbarchi erano stati 25.508; nel 2026 risultano invece 12.249. La differenza è pari a un calo del 52%. È questo il dato che rafforza il quadro complessivo: nei primi mesi dell’anno, gli arrivi risultano più che dimezzati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se il 2024 aveva segnato l’arretramento dopo il massimo del 2023 e il 2025 aveva confermato la stabilità su valori contenuti, il 2026 mostra un’ulteriore riduzione nella fase iniziale dell’anno.

Accanto alla diminuzione degli sbarchi, il documento evidenzia un aumento progressivo dei rimpatri forzati di migranti espulsi. Nel 2021 erano stati 3.837, saliti a 4.305 nel 2022, con un incremento del 12%. Nel 2023 hanno raggiunto quota 4.751, pari a un aumento del 10% sull’anno precedente, per poi arrivare a 5.414 nel 2024, con un nuovo incremento del 14%. Nel 2025 il numero sale ancora, fino a 6.097, con un aumento del 13% rispetto al 2024. Il confronto più ampio mostra una crescita del 26% tra 2022 e 2024 e del 41% tra 2021 e 2024.

Anche il dato aggiornato al 2026 conferma questa direzione. Al 7 giugno 2025 i rimpatri forzati erano 2.583, mentre al 7 giugno 2026 risultano 3.261. La crescita è del 26%. Il rafforzamento dei rimpatri si inserisce così in un quadro in cui gli sbarchi diminuiscono e le procedure di allontanamento aumentano. La distanza tra i due indicatori resta ampia, ma l’andamento segnala una dinamica opposta: meno arrivi nella prima parte del 2026 e più rimpatri forzati rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il prospetto riporta infine i rimpatri volontari assistiti, che mostrano un percorso più irregolare ma in forte ripresa dopo il minimo del 2023. Nel 2021 erano stati 347, scesi a 145 nel 2022, con un calo del 58%, e poi a 45 nel 2023, con un’ulteriore flessione del 69%. Dal 2024 si registra però un cambio di passo: i rimpatri volontari assistiti salgono a 290, con un aumento del 544%, e nel 2025 arrivano a 675, pari a una crescita del 133%. Al 8 giugno 2026 il dato è già a 515, un livello che conferma il peso crescente di questo strumento nel sistema complessivo dei rientri.

Nel complesso, i numeri indicano un risultato costruito su due piani. Da un lato, gli sbarchi sono passati dal massimo di 157.651 del 2023 ai 66.617 del 2024 e ai 66.316 del 2025, fino al calo del 52% registrato al 9 giugno 2026 rispetto alla stessa data del 2025. Dall’altro, i rimpatri forzati continuano ad aumentare e i rimpatri volontari assistiti, dopo anni di forte contrazione, mostrano una ripresa consistente. La notizia centrale è dunque nella combinazione tra il forte ridimensionamento degli arrivi e l’incremento dei rientri: un andamento che, secondo i dati riportati nel documento, segna nel 2026 un ulteriore consolidamento dei risultati già emersi nel biennio precedente.

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