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Migranti, l’80% arriva in Italia grazie a Facebook, Skype e barchini fantasma

Spieghiamo oggi quello che Salvini non ha capito in un anno di governo: come avvengono gli sbarchi illegali dei migranti in Italia? Bisogna partire da un accurato studio di Facebook. Non sono poche le pagine del social network dove ci si informa su come arrivare via mare nel nostro paese. Scorrendo i post ci si accorge che chi frequenta queste pagine e chi vi scrive usa soltanto l’arabo e il russo. Ci sono le tariffe, i porti turchi di partenza, i tragitti. Solo nel 2019 sono arrivate in Italia 7032 persone, ma soltanto due su otto sono arrivate con navi mercantili, navi di ong e Guardia Costiera.

L’80% è invece approdato in Italia autonomamente, su barchini e piccoli gommoni. Sono dati del Viminale aggiornati al 25 settembre. Insomma abbiamo passato tutto questo tempo ad assistere al braccio di ferro fra la politica e le ong mentre l’ 80% degli sbarchi avviene in maniera indisturbata con queste modalità: contatto via internet, accordi via skype, primo pagamento, presa in carico da parte dello scafista, attraversata, sbarco.

Usano barchini o gommoni piccoli, oppure le barche a vela, eludendo i controlli, senza dare nell’occhio. A volte vengono intercettati a poche miglia dalla costa, già in acque italiane, dalla Guardia Costiera o dalla Guardia di Finanza. A volte approdano da soli, al buio, arrivano e si dileguano. Gli sbarchi fantasma sono quelli in cui l’imbarcazione accompagna i migranti sulla spiaggia, i migranti scendono e l’imbarcazione torna indietro. Quindi gli sbarchi fantasma non vengono per la maggior parte individuati.

Il numero di approdi che conosciamo è solo una stima del totale ed è sicuramente una stima per difetto. Per gli sbarchi fantasma a volte non abbiamo neppure traccia dell’imbarcazione. Questi soggetti non vengono identificati, non conosciamo la loro storia e le loro generalità.

La politica dei porti chiusi o dei blocchi navali è dunque stata inefficace. La maggior parte dei migranti arriva su questi gommoni e barchini, i blocchi navali sono assolutamente inefficaci da un punto di vista del contrasto delle organizzazioni criminali. Secondo il procuratore di Agrigento le organizzazioni che portano i migranti dalla Tunisia alla Sicilia “sono per la maggior parte libiche, hanno una storia criminale di decenni e sono strutturate”.

È facile ipotizzare che vi sia un collegamento anche stretto, anche importante, con le forze militari della Libia. Le tratte che interessano in questo momento l’Italia sono tre: dalla Tunisia e Libia verso la Sicilia, dall’Algeria verso la Sardegna e dalla Turchia verso la Calabria. A gestire la traversata su quest’ultima tratta sono organizzazioni dell’Est Europa.

Fonti della Guardia di finanza di Crotone raccontano a Il Sole 24 Ore che le modalità sono sempre le stesse: le imbarcazioni vengono rubate o affittate in Turchia. Nel secondo caso per noleggiarle vengono utilizzati dei prestanome, spengono i sistemi di geolocalizzazione e arrivano sulle nostre cose. Gli scafisti sono ucraini, russi, bielorussi, moldavi, l’ultimo sbarco gli scafisti erano uno dell’Uzbekistan e l’altro del Tagikistan. Insomma sono tutti dall’area dell’ex Unione sovietica.

Questo è un tratto di costa che un tempo era caratterizzato da traffico di carburante, sigarette, adesso è diminuito questo traffico “adesso la merce sono esseri umani – dice una fonte interna alla Guardia di Finanza – quando arrivano queste barche a vela e noi le controlliamo la scena è sempre la stessa: sottocoperta ci sono 50-60 persone, una sull’altra, stipati, in condizioni disumane”.

 

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