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Gli Usa sono in ginocchio, Arnold Schwarzenegger dona subito 1 milione di dollari

L’emergenza coronavirus sta devastando gli Stati Uniti. I numeri iniziano a raggiungere vette vertiginose sia in termini di contagiati sia in termini di morti. E allora i big e i vip iniziano a scendere in campo aprendo i loro portafogli per fare donazioni a uno Stato in ginocchio. Arnold Schwarzenegger veste di nuovo i panni di Terminator per provare a uccidere il virus, e lo fa con una maxi donazione da un milione di dollari a una campagna denominata Frontline Responders Fund per aiutare i medici che in queste ore sono in difficoltà.

L’ingente donazione della superstar hollywoodiana servirà per acquistare i beni essenziali per fronteggiare la pandemia: mascherine, guanti, termometri, pulsossimetri e camici. Una cosa che in Italia, purtroppo, conosciamo bene e che abbiamo già vissuto sulla nostra pelle. La campagna di GoFundMe mira a raggiungere un totale di 10 milioni di dollari. Arnold Schwarzenegger ha scritto su Twitter: “Non ho mai pensato solo a sedermi sul divano e lamentarmi di quello che accade. Ho sempre pensato, invece, che dovremmo fare tutti la nostra parte per rendere le cose migliori”.

Alla donazione hanno partecipato anche Edward Norton, Paul Graham, Gwyneth Paltrow e il CEO di Twitter Jack Dorsey. Arnold Schwarzenegger, 72 anni, è tra i soggetti a rischio. Lui è rimasto in auto isolamento sin dall’inizio. Con oltre 1169 vittime in 24 ore gli Stati Uniti hanno ora il triste primato del maggior numero di vittime in un giorno dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Anche per questo, le celebrità stanno scendendo in campo per cercare di porre un argine.

Gli Stati Uniti superano così il record italiano delle 969 persone morte in un solo giorno, il 27 marzo scorso. I casi di contagio nel paese a stelle e strisce sono il doppio dell’Italia: circa 243mila. Più di 6000 i decessi. Le persone guarite sono circa 9000.  La situazione sempre più critica a New York. Intanto, il presidente Donald Trump è risultato negativo al secondo tampone, puntando il dito proprio verso i singoli stati che sono carenti di forniture mediche necessarie per contrastare il Coronavirus.

 

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